Oltre 400 indagati. Numeri da capogiro che potrebbero ulteriormente allargarsi visto che i consulenti calligrafici della Procura di Como sono all’opera per appurare la corrispondenza delle scritture di chi avrebbe dovuto sostenere gli esami per la patente. Stiamo parlando ovviamente della maxi inchiesta coordinata dal sostituto procuratore Massimo Astori e che ha interessato più autoscuole della provincia (anche in questo caso i numeri sarebbero in crescita) e gli esami che poi venivano compiuti in Motorizzazione ma con il presunto “aiutino” di un funzionario.

Ed è proprio in questo ambito che i consulenti calligrafici sono al lavoro per capire quanti altri test possano essere stati aggiustati da mani diverse da quelle di chi doveva sostenere l’esame. Intanto si apprende che l’inchiesta condotta da polizia stradale e guardia di finanza è già andata a ritroso fino al 2014, e non è escluso che si possa andare ulteriormente indietro nel tempo. Coinvolti non solo gli autotrasportatori – come era sembrato in un primo momento – ma anche molte patenti nautiche e le semplici revisioni. Una attività che, come detto, oltre alle persone colpite dall’ordinanza di custodia cautelare – dodici in tutto, 7 in carcere e i rimanenti finiti ai domiciliari – è arrivata a totalizzare oltre 400 nomi iscritti sul registro degli indagati.

L’indagine sta riguardando una serie di rinnovi di patenti e certificazioni compiute da diverse autoscuole della provincia di Como e che la Procura ritiene però false. Patenti che venivano chieste e ottenute – senza fatica – dagli autotrasportatori e non solo. Secondo le contestazioni mosse dal pubblico ministero i responsabili delle autoscuole falsificavano i registri dei corsi per attestare la presenza degli autisti che in realtà erano alla guida dei camion in tutt’altra parte dell’Italia. Tra le accuse c’è anche quella di corruzione, visto che una volta in Motorizzazione per le prove scritte, era poi il funzionario finito nella bufera e arrestato, che compilava i questionari barrando le risposte lasciate in bianco dai candidati. Un lavoro compiuto – ritiene il pm – in cambio di denaro o di altre utilità e che avrebbe portato ad alterare centinaia di schede di esame. Quelle stesse su cui ora si sta focalizzando l’attenzione degli esperti calligrafici della Procura di Como, chiamati a dare risposte sulla paternità degli scritti.