«Bocciata la mia idea di città ma non cambierò per questo. Berlusconi mi ha telefonato» Stampa E-mail
Martedì 06 Marzo 2012






L’assessore sconfitto ha comunque fatto i complimenti alla sfidante

Gaddi: «Mi candiderò, ma non farò il consigliere comunale»
La delusione c’è, inutile negarla o dissimularla. Ma l’esordio di Sergio Gaddi (1.483 voti, 460 in meno di Laura Bordoli), nel corso della conferenza stampa conclusiva delle primarie, è stato all’insegna del fair-play.
«Innanzitutto, auguro a Laura Bordoli il miglior risultato possibile alle prossime elezioni comunali. Io prendo atto con onestà del fatto che è stata rifiutata la mia idea di città - ha affermato l’assessore alla Cultura di Palazzo Cernezzi - Io basavo la mia proposta su un progetto preciso, nel quale Como sarebbe diventata simbolo di vitalità. Non è bastato, ma non per questo cambierò le mie idee. Anzi, rilancio». E il rilancio punta in alto, per ammissione dello stesso interessato. «Ho sentito sia domenica sia oggi (ieri, ndr) il presidente Berlusconi, e le mie prospettive per il futuro non si fermano a Como. D’altronde, ogni discorso politico ha sempre molte porte aperte». Un riferimento nemmeno troppo velato, questo, alle parole pronunciate in diretta su Etv, domenica sera, dal coordinatore regionale del Pdl, Mario Mantovani. Il quale, per il futuro dell’assessore ha parlato piuttosto esplicitamente di prospettive romane.
Nell’analizzare la propria sconfitta, Sergio Gaddi è tornato a insistere sul tema del numero a suo avviso troppo limitato di seggi in cui votare.
«Resto convinto - ha affermato - che con più punti per votare a disposizione dei cittadini le cose sarebbero potute andare diversamente e sarebbe comunque stato meglio per tutti. Quando si propongono iniziative come le primarie, il bagno di folla è sempre meglio».
Un punto critico, sul quale Gaddi ha insistito ripetutamente, riguarda il futuro comasco dell’assessore, al di là delle eventuali prospettive superiori di cui si accennava prima. L’assessore, infatti, ha ribadito a chiare lettere che non accetterà mai di ricandidarsi ed essere eletto a Palazzo Cernezzi per fare il “semplice” consigliere comunale.
«L’impegno a candidarsi per il Pdl alle prossime comunali ovviamente c’è e lo confermo - ha sottolineato Gaddi - ma per la storia personale e politica che ho, dico senza problemi che non potrei fare soltanto il consigliere comunale. Farei come Silvio Berlusconi a Milano». L’ex premier, per la cronaca, si è candidato alle comunali per trainare il partito, ma si è poi dimesso subito dopo.
Il nome di Berlusconi, peraltro, è echeggiato in un’altra occasione.
«Mi ha chiamato sia domenica sia questa mattina (ieri, ndr) e mi ha fatto molto piacere».
Poi, nuova svolta dialettica su Palazzo Cernezzi. «Ho detto che non resterei in Comune come consigliere comunale - ha aggiunto Gaddi - Ma se poi, come era inteso in origine, i partecipanti alle primarie facessero parte della stessa squadra (la giunta, ndr), allora non avrei alcun problema a restare».
Ultimo accenno alla polemica della vigilia sul cosiddetto “apparato” del Pdl che avrebbe appoggiato massicciamente solo la Bordoli. «Una schiera di persone legate alla politica ha “indotto” molti elettori ad andare ai seggi, ma non mi scandalizzo. È l’abc della politica. Spero, piuttosto, che ora non ci siano “punizioni” per chi mi ha sostenuto».

Emanuele Caso
Nella foto:
Il grande gazebo elettorale allestito dal Pdl in piazza Duomo. Gaddi recrimina perché avrebbe voluto più strutture simili disseminate per la città (foto Fkd)
 

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