Prohaska - Onore alla bandiera Stampa E-mail
Domenica 18 Marzo 2012
Documenti e memorie - Una pagina poco nota del nostro Risorgimento ricostruita sulla base di una approfondita analisi delle fonti
Nel corso delle mie ricerche, quasi sempre di storia militare, cercando notizie sul cosiddetto “Tricolore di Oliosi”, episodio non molto noto della Terza Guerra d’Indipendenza, mi sono imbattuto in un articolo della Rivista Militare Italiana del 16 maggio 1907, scritto da Pietro Mandiroli, dal titolo piuttosto insolito: Circa una raccolta di dati; disegni, fotografie, tavole, documenti ecc, relativi alle insegne di guerra. Nella sua trattazione, il maggiore Mandiroli citava alcuni esempi di bandiere catturate o salvate in varie battaglie a partire dal 18° secolo. Con mia grande sorpresa citò un esempio a me emotivamente molto vicino, ossia quello relativo alla conquista da parte degli insorti comaschi nel corso delle Cinque Giornate di Como della Bandiera del 7° Reggimento di Fanteria di linea, comandato dal Tenente Colonnello Braumuller. Grazie anche ai documenti messi a disposizione da Arduino Francescucci - eminente studioso di cose risorgimentali - e dopo un sopralluogo al Museo Civico, è stato possibile ricostruire la vicenda.

I fatti sono noti: il 23 marzo 1848 dopo cinque giorni di combattimenti, il presidio austriaco, forte di circa 2.000 uomini accerchiato nella caserma di San Francesco, che sorgeva dove ora è il Tribunale, fu costretto a capitolare. Decisivo fu il possesso e l’uso da parte degli insorti di alcuni cannoni (usati normalmente per spari a salve) trasportati dalle ville sul lago fin sulle mura per bombardare il portone della caserma. Il Municipio di Como, presieduto dal podestà Tomaso Perti, accordò al presidio la possibilità di ritirarsi verso il Quadrilatero «sulla parola» (formula molto diffusa all’epoca) che il reparto non avrebbe più combattuto contro gli italiani.
Il quadro di Francesco Capiaghi che illustra l’atto della resa mostra il presidio austriaco schierato come in parata di fronte a Porta Torre: un’immagine suggestiva, ma forse poco veritiera. Le capitolazioni sono raramente faccende che si svolgono ordinatamente. Nella confusione del momento, l’alfiere del reggimento per salvare la bandiera, staccò il drappo dall’asta, lo stracciò in quattro pezzi e li nascose nei pantaloni. Quando tutti gli Austriaci furono usciti dalla caserma e rinchiusi nelle chiese di San Fedele e San Giacomo, un drappello di Comaschi entrò nella caserma per controllare che tutte le armi fossero state accatastate come da condizioni di resa e notarono l'asta della bandiera. Il capitano Luigi Camozzi, veterano delle guerre napoleoniche che aveva istruito gli insorti all’uso dei cannoni ed era esperto di queste situazioni, si mise immediatamente a cercare l’alfiere e trovatolo in San Giacomo, chiese conto della bandiera. Dapprima il malcapitato sottufficiale austriaco provò a negare ma, minacciato di fucilazione, venne a più miti consigli e consegnò la bandiera che, presa dagli insorti e ricomposta alla meglio, fu portata in Duomo.
Il reggimento partì poi verso Lecco per ricongiungersi con le altre truppe austriache nel Quadrilatero.
Sconfitti nella battaglia di Custoza dal maresciallo Radetzky, scontro in cui il Reggimento Prohaska combattè nella Brigata Clam, i Piemontesi nel luglio successivo lasciarono il Lombardo Veneto. All’avvicinarsi degli Austriaci verso Como, i primi d’agosto 1848, la Bandiera catturata fu tolta da Girolamo Casletti, che la portò dapprima nell’ufficio del Podestà poiché si prevedeva che gli Austriaci non avrebbero mancato di tentarne il recupero.
Infatti appena in Como mandarono a chiederne conto in Duomo, ma non vi trovarono che l’asta. Altrettanto infruttuose riuscirono le ricerche estese anche al Municipio: esse riuscirono solo a far risultare che il drappo era irrimediabilmente sparito. Nel 1859, dopo la battaglia di San Fermo e la definitiva annessione della città al Regno di Sardegna, lo stesso Casletti lo restituì al Municipio di Como facendo conoscere che, per sottrarlo agli Austriaci, lo aveva egli stesso fatto emigrare in Svizzera. Nel 1860 il drappo fu consegnato dal Municipio di Como all’Armeria Reale di Torino dalla quale poi nel 1876 per istanza dello stesso Comune ritornò a Como per fermarsi finalmente nel Museo Civico. I suoi miseri avanzi sono lì a dimostrare come certo non abbiano guadagnato in tutte quelle peregrinazioni. Dell’intero drappo non rimangono che pochi frammenti. Malgrado ciò la storia della bandiera del reggimento “Prohaska” è una bella pagina di storia cittadina.

Luigi P. Scollo Generale di Brigata

Nella foto:
I resti della bandiera austriaca del Reggimento Barone Prohaska nel Museo di Como (Mv)
 

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