Richieste di condanne per complessivi 45 anni di reclusione per cinque delle persone accusate di essere coinvolte in un episodio di usura e violenza ai danni di un ristoratore del Canturino, che era stato picchiato selvaggiamente e minacciato quando non era più riuscito a versare i soldi pretesi dagli strozzini.
La sentenza è attesa per il prossimo 27 aprile. Ieri, in tribunale a Como il pubblico ministero Simona De Salvo, titolare dell’inchiesta, ha chiesto condanne da 6 a 12 anni e sei mesi di reclusione per i cinque imputati, oltre a multe per complessivi 30mila euro.
L’operazione dei carabinieri era scattata poco più di un anno fa. Secondo quanto accertato dalle indagini, un ristoratore di Vertemate con Minoprio aveva chiesto 40mila euro per espandere il suo ristorante a un uomo conosciuto tramite amici e rivelatosi un usuraio che chiedeva – al mese – 4.000 euro di interesse, oltre alla restituzione dell’intera somma prestata in origine. Dopo otto rate pagate per un totale di 32mila euro solo di interessi, il ristoratore si è reso conto che non avrebbe mai saldato quel debito. La risposta dell’estorsore è stata una “convocazione” in casa sua a Bollate e un barbaro pestaggio in presenza della compagna della vittima. La notte successiva, l’uomo ha avuto la forza di presentarsi dai carabinieri. I militari dell’Arma avevano arrestato in tutto sette persone accusate a vario titolo si usura, estorsione, sequestro di persona, lesioni e spaccio di droga.
Il primo a essere arrestato era stato proprio l’estorsore, un 40enne di Bollate, bloccato mentre si stava allontanando con l’auto del ristoratore pretesa come risarcimento parziale del debito. Da quell’arresto le indagini hanno poi permesso di risalire ad altre persone presenti al pestaggio, accusati di usura, sequestro di persona, estorsione e lesioni.
Ieri in tribunale a Como la richiesta di condanne avanzata dal pubblico ministero e la replica di alcuni dei difensori. L’udienza è stata poi rinviata al 27 aprile per gli ultimi interventi dei difensori e la sentenza. L’associazione Sos Usura, con il responsabile Paolo Bocedi si è costituita parte civile accanto alla vittima.