La Svizzera non è immune dal fenomeno dei foreign fighters. Nella vicina confederazione sono un centinaio i jihadisti che sono partiti per raggiungere zone di conflitto e altrettante le persone monitorate perché potenzialmente pericolose. I dati sono stati resi noti dal Sic, il Servizio Informativo della Confederazione, e sono stati pubblicati ieri dal quotidiano “Corriere del Ticino”.
Dal 2001 a oggi, secondo queste informazioni, sono stati 93 i viaggi nelle zone della jihad, motivati dalla volontà di schierarsi tra i combattenti dell’esercito del terrore. Tra i combattenti che sono partiti dalla Svizzera, sarebbero una trentina quelli che non hanno fatto ritorno perché uccisi in azioni di guerra.
Nel rapporto del Sic, viene evidenziato che sono un centinaio i soggetti pericolosi, «che rappresentano un rischio elevato per la sicurezza dei cittadini». Di questi, una decina circa si sarebbe radicalizzata in Svizzera e sarebbe tuttora nella Confederazione. Tutti questi casi sono stati segnalati alle autorità competenti e vengono monitorati.
Il fenomeno del jihadismo in Svizzera è cresciuto negli ultimi anni. Sempre stando al rapporto del Sic, nell’ambito del monitoraggio della situazione, il numero dei casi trattati è passato dai 497 della fine del 2016 a 550, dato aggiornato al mese di novembre di quest’anno. Per combattere l’estremismo, dal 2014 nella Confederazione è attivo il Tetra, una task force guidata dalla Polizia Federale.