Andy Hampsten torna sul Lario. «La mia maglia rosa al Ghisallo»
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Andy Hampsten torna sul Lario. «La mia maglia rosa al Ghisallo»

Andy Hampsten durante la famosa tappa del Gavia al Giro d'Italia 1988
Andy Hampsten durante la famosa tappa del Gavia al Giro d’Italia 1988

È uno dei grandi personaggi del ciclismo in arrivo sul Lario. L’ ex corridore americano Andy Hampsten  è atteso al Museo del Ciclismo del Ghisallo.
Per lui sarà il ritorno in una terra dove ha vissuto in passato e che rivedrà con grande piacere.
Hampsten, classe 1962, sarà a Magreglio venerdì 6 luglio sul Colle sacro ai ciclisti (inizio dell’incontro alle 21, ingresso libero, partecipa anche Gianni Motta). Lo statunitense è ricordato soprattutto come il vincitore del Giro 1988 (fu il primo non europeo a trionfare nella “Corsa rosa”), quello in cui fu inserita la tappa da tregenda sul Monte Gavia, con neve e gelo. Alla vigilia del suo viaggio Hampsten si racconta al Corriere di Como.
«Torno agni anno in Italia – spiega – Organizzo giri per cicloturisti con la mia ditta “Cinghiale Tours”. Pedaliamo nelle montagne del Nord, in Toscana e anche al Sud. E poi mi piace la cucina del vostro Paese. Non riesco a stare lontano per troppo tempo. Dell’Italia ammiro soprattutto il fatto che riesca a trasformare qualunque cosa della vita quotidiana in una forma d’arte. Un esempio: se penso al riso non posso non tornare con la mente al risotto alla milanese che mangiavo dalle vostre parti».
Gli appassionati di ciclismo qui la ricordano ancora con simpatia.
«Ho tanti amici in Italia, persone genuine che guardano soprattutto al valore di ognuno, a quello che è e pensa. Anche dei tempi in cui correvo ricordo simpatia e affetto che andavano al di là di quello che io e la mia squadra potevamo aver vinto. È una cosa che ho sempre apprezzato».

Dal sito www.cinghiale.com una recente immagine di Andy Hampsten
Dal sito www.cinghiale.com una recente immagine di Andy Hampsten

La sua vittoria più importante è il Giro d’Italia del 1988. Ci regala un ricordo di quel successo?
«Conservo con grande piacere una bellissima scultura che lo sponsor Italiano della mia squadra mi ha regalato. Io ho ricambiato donandogli il trofeo del Giro. Poi c’è la tappa del Gavia. Cosa ricordo? Un gran freddo, ma anche il momento più stressante nella mia vita. Non ero pronto a vivere quella situazione. Poi mi è servito coraggio per affrontare la discesa di 25 chilometri. E qui torniamo al discorso dei tifosi: erano stupiti del nostro coraggio e della grinta che abbiamo messo sui pedali quel giorno».
La sua carriera ciclistica, peraltro, è sempre stata legata all’Italia.
«Infatti non posso dimenticare quelli che considero successi molto importanti: una vittoria di tappa alla Settimana Bergamasca del 1982, e la mia prima affermazione fra professionisti al Giro d’Italia nel 1985 nella tappa Saint Vincent-Cogne».
Veniamo al presente. Ci sono corridori di oggi che apprezza particolarmente?
«Più che al singolo nome preferisco guardare agli exploit. Per esempio ho apprezzato il mondo in cui Tom Dumoulin ha conquistato il Giro d’Italia 2017».
Quando correva ha abitato anche sul Lario.
«Ho vissuto vicino a Como perché era la zona del mio medico e allenatore, Massimo Testa, prima di tutto un grande amico. Stavo a Brunate e ho grandi ricordi di belle salite e lunghi percorsi lungo il lago. Mi allenavo con Alberto Elli e Claudio Chiappucci, oltre che con gli americani del team Motorola. Ricordo anche con piacere le uscite con Massimo e altri compagni sulle barche della Canottieri Lario. Non ero molto capace con i remi, ma tutti le altre persone erano simpatiche e non mi hanno mai buttato nel lago quando ho commesso brutti errori».

Al pari di tanti campioni, Hampsten donerà la sua maglia al Museo del Ghisallo
Al pari di tanti campioni, Hampsten donerà la sua maglia al Museo del Ghisallo

Altri episodi o persone che ricorda con piacere?
«La signora Tina, mamma di Massimo Testa, una cuoca senza paragoni e una imprenditrice che sapeva leggere al meglio ogni situazione. Una volta la incontrai in centro a Como e le spiegai che stavo per programmare con suo figlio la preparazione. Lei, sorridendo, mi disse “Bravo Andy. Allenati, ma non troppo”».
Un’ultima doverosa domanda. Il 6 luglio arriva al Ghisallo. Che cosa porterà al Museo?
«Donerò una maglia originale del Giro d’Italia in 1988. Tra l’altro era l’ultimo anno in cui era stata fatta di lana. Lo farò con un grande ringraziamento al dottor Testa, per tutto l’aiuto che ha dato a me e a tanti altri compagni di squadra».
Massimo Moscardi

25 Giugno 2018

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Redazione Corriere di Como

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