I carabinieri del reparto scientifico impegnati nei rilievi a Carugo dopo l’omicidio di Alfio Molteni

Non sapeva del pestaggio tentato ai danni di Alfio Molteni, primo atto intimidatorio della lunga serie che poi portò all’omicidio; non sapeva del tentativo di incastrarlo nascondendo droga all’interno dell’auto – mentre l’architetto si trovava ai laghetti di Giussano con le figlie – per poi fare denuncia in Questura; non sapeva nemmeno degli spari alle finestre dell’abitazione di Carugo. Mentre per quanto riguarda l’incendio dell’auto avvenuta all’interno del box di Molteni dove aveva l’ufficio, avrebbe in realtà dovuto essere una cosa diversa, ovvero il taglio delle gomme.

È questa la difesa che Daniela Rho, nel lungo interrogatorio che si è tenuto nelle scorse settimane davanti al pubblico ministero Pasquale Addesso e alla collega Daniela Moroni, avrebbe avanzato di fronte alle accuse contenute nel fascicolo che arriverà in aula a inizio luglio. Per quei giorni è infatti in calendario l’udienza preliminare con imputati la Rho e il suo amante – nonché commercialista di famiglia – Alberto Brivio. I due sono accusati dalla Procura di Como di essere i mandanti degli atti intimidatori e dell’uccisione di Alfio Molteni, freddato con un colpo di pistola mentre la sera del 14 ottobre 2015 usciva di casa a Carugo per andare in stazione a prendere il figlio.

Il carcere del Bassone

L’interrogatorio, andato in scena al Bassone dove da donna è detenuta, è stato chiesto proprio dalla moglie del professionista ucciso. La signora avrebbe confermato al pm l’animosità della causa di separazione che era in corso e anche l’intenzione di cercare di screditare il coniuge per potersi tenere le figlie. Avrebbe anche indicato un periodo ben definito in cui con Brivio ne parlò espressamente: si tratterebbe di una vacanza in Sicilia in occasione del 25 aprile 2015, in cui i due amanti decisero di spaventare Molteni, di intimorirlo ma nulla di più, questo almeno è quanto avrebbe voluto la Rho. La signora avrebbe anche riferito di essersi arrabbiata quanto venne a sapere dei colpi esplosi contro la finestra di casa dell’architetto, perché non tollerava l’uso delle armi. La moglie avrebbe poi aggiunto di non conoscere gli esecutori materiali delle intimidazioni e pure di non aver mai pagato (se non una volta sola 500 euro) perché queste venissero portate a termine. Stesso discorso per la sera di quella che avrebbe dovuta essere una gambizzazione e che invece sfociò in un efferato delitto.

Alfio Molteni

La moglie avrebbe riferito di una intimidazione ma senza armi, nell’ambito di quello che avrebbe dovuto essere solo uno spavento, due schiaffi e nulla più, e non una gambizzazione. E sempre la Rho avrebbe pure sostenuto che Brivio le disse che non erano stati loro a uccidere Molteni, perché quando i suoi due uomini giunsero nei pressi della casa dell’architetto già erano presenti altri due soggetti sconosciuti che spararono all’architetto. Le indagini hanno poi dimostrato che le cose non stavano esattamente in questo modo.