arianna_tagliabue_autore_smallL’AUTORE
Arianna Tagliabue, quando l’incisione è un amore totale
Arianna Tagliabue (nella foto, bozzetto per un autoritratto, click per ingrandire) è nata a Lecco nel 1977 e vive a Capiago Intimiano. Dal 1999 lavora nel campo dell’incisione. Sperimenta varie tecniche, dalla puntasecca (che predilige) all’acquaforte, dall’acquatinta alla xilografia e  alla linoleografia. «Amo mescolare varie tecniche in un’unica opera – dice Arianna  – E mi sto accostando anche alla stampa digitale. La tratto come una stampa originale e con tirature limitate, unita a tecniche tradizionali come appunto la xilografia e la linoleografia». L’artista lariana parteciperà alla “Triennale” di Cracovia, importante rassegna di grafica a livello mondiale.

arianna_tagliabue_opera_smallL’OPERA
L’infanzia maltrattata trova uno specchio nelle rovine di Como
Lorenzo Morandotti
«Sono sempre stata affascinata dagli spazi urbani, in particolare da  certa “archeologia industriale” e dall’edilizia popolare. Quando passo in treno mentre inizia a fare buio lungo zone densamente popolate, osservo le luci all’interno degli appartamenti e il modo in cui le persone che ci vivono personalizzano i loro spazi, che altrimenti sarebbero tutti identici». Tra i luoghi di elezione di Arianna Tagliabue vi sono anche  vecchie fabbriche, magazzini in disuso, centrali elettriche e discariche abusive. È qui che prende spunto per le sue opere. «Sono una grande sostenitrice della riqualificazione dei vecchi spazi industriali, con creatività e impegno possono dare luogo a scenari veramente interessanti», dice l’artista.
Le opere che abbiamo selezionato per la nostra galleria  (nella foto, Oltre il recinto, puntasecca e tecnica dremel, rotella e collografia su Pvc del 2013, click per ingrandire) sono tutte ispirate all’ex tintostamperia Ticosa, ferita ancora aperta di Como dopo la demolizione delle sue  strutture. «Fa parte di un paesaggio che mi è familiare fin dall’infanzia – spiega Arianna –  Fin da bambina la guardavo con gli occhi della fantasia, immaginandola come un maniero incantato. Il passo per renderla protagonista dei miei lavori è stato breve». Ed ecco perché spesso nei lavori di Arianna emerge il tema dell’infanzia:  «I bambini sono gli abitanti di questi luoghi deturpati, grigi e freddi che racconto. Il tema dell’infanzia maltrattata mi è molto vicino anche per esperienze personali e l’ho spesso visto accompagnato da spazi urbani che amplificano il disagio psicofisico dell’individuo. I bambini diventano così icone di sofferenza». È proprio il caso di dire che l’immagine vale più di mille parole. E ha un significato non solo artistico ma anche sociale.

GALLERIA  (clicca su una immagine per visitare la Galleria)