Cronaca

Artsana, investimenti e tagli

L’impresa chiede di ridurre di 150 unità i colletti bianchi impiegati a Grandate
Investimenti per 80 milioni. Ma anche il “taglio” di 150 colletti bianchi. La riorganizzazione annunciata dalla Artsana e presentata ai sindacati è una classica medaglia. Due facce e due modi di vedere le cose. Positivo, se si ragiona sull’innovazione di prodotto. Negativo, quando si osserva da vicino il piano di ridimensionamento delle maestranze. D’altronde, la crisi non risparmia nemmeno una delle più grandi industrie comasche. Un colosso multinazionale, con 7.400 dipendenti in tutto il
mondo e un miliardo e mezzo di fatturato.
La gravità della situazione è stata messa nero su bianco dalla stessa impresa in un comunicato stampa diffuso ieri, in cui non si parla mai di numeri né di licenziamenti, ma che tra le righe lascia trasparire la preoccupazione per il futuro.
«Il piano industriale di Artsana si colloca all’interno di in un settore, quello dei beni di consumo, oggi in continua tensione tra opportunità di sviluppo e pressioni sulla redditività – si legge nel testo aziendale – L’andamento del mercato nelle sue diverse segmentazioni, inoltre, pone al centro della competizione delle imprese le seguenti priorità: innovazione e qualità dei prodotti, costante ricerca dell’efficienza operativa, gestione ottimale del personale. La capacità di saper combinare bene questi ingredienti è un requisito essenziale per le imprese del settore, nell’ottica di progredire nel processo di crescita in uno scenario di grave crisi economica».
È quella «gestione ottimale del personale» che preoccupa di più chi lavora a Grandate. Nell’incontro di ieri, l’Artsana ha spiegato al sindacato le ragioni di una cura dimagrante dei colletti bianchi che si annuncia comunque pesante: 150 unità, da dividere tra mobilità volontaria, esternalizzazioni, prepensionamenti (dove è possibile, visti i cambiamenti introdotti dalla riforma Fornero) e veri e propri licenziamenti.
Da parte loro, i sindacati hanno apprezzato i contenuti innovativi e di sviluppo del piano industriale e, in particolare, il fatto che si vogliano investire 80 milioni in nuovi prodotti, rafforzando i tre marchi più importanti dell’impresa di Grandate (Chicco, Pic e Control). Ma si sono anche detti certi di poter ridurre, e molto, l’impatto della manovra di riorganizzazione del personale. Pur nella consapevolezza che i costi fissi di un’azienda, pure se multinazionale, restano un problema talvolta difficile da superare. Soprattutto in un momento di crisi.

Dario Campione

29 Giugno 2012

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