Da sinistra, Gianbattista Baronchelli e Paolo Frigerio di Centocantù

«La mia vittoria più bella? Proprio il Giro di Lombardia a Como». Serata-amarcord allo Yacht Club di Como, con Gianbattista Baronchelli. Ciclista amatissimo e ancora nel cuore degli appassionati che lo hanno seguito quando era un atleta al top in Italia. Si parla degli anni ’70 e ’80.
L’invito sul Lario non è stato casuale: proprio 40 anni fa, nel 1977, Baronchelli ha conquistato il primo dei suoi due “Lombardia”. Un incontro voluto da Centocantù – il sodalizio che organizza a livello locale l’arrivo della “classica” sul Lario – in vista dell’edizione 2017 della corsa, che sabato 7 ottobre terminerà in piazza Cavour.
Davanti a un folto pubblico di addetti ai lavori, fan ed esponenti delle istituzioni sportive, Baronchelli (molto più loquace rispetto al periodo in cui correva) ha affrontato diversi argomenti. La partenza non poteva non essere il ricordo del Giro di Lombardia conquistato sul Lario. «Una vittoria arrivata in quello che dovrebbe essere sempre il traguardo di questa gara – ha spiegato l’ex ciclista, classe 1953 – Como è un palcoscenico perfetto. Il mio ricordo di quel 1977? Una grande soddisfazione, un successo che mi è rimasto nel cuore. Arrivò in un giorno di pioggia… Una situazione che mi ha sempre esaltato».
Il corridore della Scic era scattato nel finale con il belga Ronald De Witte, che però non collaborò molto. Ma Gibì – come lo chiamavano i fan – sul San Fermo forzò ulteriormente e il suo avversario diretto si staccò trionfando in solitaria sul Lario.
Una serata piacevole, sul filo dei ricordi. Momenti esaltanti, oltre all’altro Lombardia vinto nel 1986, il Giro d’Italia del 1974, terminato al secondo posto alle spalle di Eddy Merckx, di cui “Gibì” era tifoso, nell’anno d’esordio tra i Professionisti. L’ex ciclista ha annunciato che uscirà un libro con i suoi ricordi. «All’inizio non mi interessava, poi mi hanno convinto. In fondo è anche un tributo ai tifosi, alle persone che ti hanno sempre incoraggiato». Tra le curiosità, l’ammissione di essere «sempre andato d’accordo con tutti, tranne che con Francesco Moser. I suoi sostenitori mi tiravano anche pugni».
Una delle maggiori delusioni? «La sconfitta al Mondiale 1981. Ero in grande forma e potevo vincere. Scattai nel finale e mi vennero e riprendere… gli italiani. Poi tirai la volata agli altri azzurri, che persero, e mi accusarono pure di avere fatto apposta perché mi ero alzato presto. È una cosa che non mi va giù: fare il mio dovere, rinunciare alla maglia iridata, sacrificarmi e sentirmi dire di non aver voluto aiutare i compagni di squadra».
Il finale è stato toccante. L’ex ciclista ha voluto parlare del suo rapporto con la fede. «Sono sempre più convinto che la vita vera non sia questa, ma quella che arriverà dopo – ha spiegato – Ho letto la Bibbia, tanti libri di argomento religioso. Considero la fede la cosa più importante capitata nella mia vita».
Massimo Moscardi

 

Baronchelli e il rito degli autografi