Due mesi di condanna da parte del Tribunale di Como, con l’accusa di aver somministrato bevande alcoliche a minori di 16 anni e di aver aperto abusivamente, senza i dovuti permessi, un luogo di intrattenimento, per la precisione una discoteca. È quanto deciso dal giudice Nicoletta Cremona in merito a un blitz della polizia locale di Cantù che nell’aprile del 2015 chiuse una discoteca abusiva in via Cesare Cantù. La condanna ha colpito il proprietario del capannone dove si svolgeva la festa – un 77enne residente nella “Città del mobile” – mentre sono stati assolti tutti gli altri cinque imputati, difesi dall’avvocato Ivana Anomali.

In aula sono in pratica finite tutte le persone che erano state trovate all’opera in quella serata di aprile. L’organizzatore della festa a base di musica e luci psichedeliche – un ragazzo di 17 anni, nipote del proprietario del capannone – era già stato scagionato in fase di indagine dal pm del Tribunale dei Minori di Milano che ne aveva chiesto il non luogo a procedere. Il giudice, accogliendo la richiesta della pubblica accusa, aveva sentenziato che il fatto era «una condotta tipicamente adolescenziale priva di significato criminoso» vista anche «l’occasionalità del comportamento». Decisione diversa, invece, per il proprietario del capannone che, come detto, è stato condannato a due mesi.
Secondo quanto avevano rilevato i vigili nel capannone si svolgevano serate a tema e a pagamento – 5 euro senza consumazione, 10 euro con la consumazione – mettendo a disposizione dei clienti un menù per le bevande, un locale guardaroba, timbri all’ingresso e altro ancora proprio come in una discoteca senza tuttavia aver osservato le prescrizioni dell’Autorità a tutela della sicurezza pubblica.
Le feste a tema venivano organizzate tramite passaparola su Facebook.

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