Cantù, il sindaco Edgardo Arosio non si dimette. Le opposizioni: «Subito il consiglio comunale»
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Cantù, il sindaco Edgardo Arosio non si dimette. Le opposizioni: «Subito il consiglio comunale»

Tutto si gioca sul filo di una giurisprudenza incerta. Nelle prossime ore, il sindaco di Cantù, Edgardo Arosio, potrebbe addirittura già decadere se – come sostengono le opposizioni – il conto alla rovescia della sua incompatibilità dovesse ripartire da -4.
«Quando la vicenda fu discussa la prima volta in consiglio – dice Gianpaolo Tagliabue, consigliere del Movimento 5 Stelle – la maggioranza trovò una soluzione 6 giorni dopo la dichiarazione di incompatibilità. Poiché la legge concede 10 giorni in tutto e il Tar ha annullato il provvedimento poi contestato in giudizio, si riparte da dove ci si era fermati».
Il presidente del consiglio comunale, Mirko Gaudiello, ha contattato ieri tutti i partiti rappresentati nell’assemblea cittadina annunciando la convocazione a brevissimo di una conferenza dei capigruppo. Intanto, il sindaco Edgardo Arosio ha parlato ai microfoni di Etv spiegando come, al momento, non intenda dimettersi.
«In questi 6 mesi ho solo incontrato concittadini che mi esortavano a non lasciare il percorso che ho intrapreso – ha detto Arosio – La mia azione si è vista e fatta sentire anche in questi frangenti grazie a una maggioranza forte e solida. Pertanto, in questo momento non ritengo di dover rispondere da un punto di vista elettorale. Vedremo che cosa accadrà. Non è un periodo facile, anche perché sono in campo anche gli affetti personali». Il sindaco ha aggiunto di voler «fare i passi necessari», senza però aggiungere altro. È invece tornato sulla vicenda che lo ha visto diretto protagonista. «Si parla di un appalto che è stato aggiudicato prima che io diventassi sindaco – ha detto – il ricorso da parte dell’impresa è stato ovviamente legittimo, noi adesso valuteremo ogni azione amministrativa anche nel rispetto della volontà elettorale».
La battaglia, nelle parole di Arosio, non sembra quindi essersi conclusa. «Fatto salvo quanto stabilito dai giudici, riteniamo doveroso andare in fondo alla questione. Ci sono aspetti da approfondire. Dobbiamo necessariamente valutare ogni azione amministrativa possibile. Il ricorso al Consiglio di Stato può essere una strada».
Il primo cittadino di Cantù ha poi ribadito di «non poter dire, a oggi, che cosa accadrà dalla prossima settimana. Da un punto di vista giuridico si ripropone la situazione preesistente. La affronteremo con buon senso e valuteremo la possibilità di far valere nostre ragioni».
Sin qui il sindaco, intervistato come detto dal telegiornale di Etv. Ma le opposizioni, ovviamente, chiedono che le scelte siano rapide. Il capogruppo del Pd, Filippo Di Gregorio, si augura che il sindaco «non tenti un ulteriore atto di forza, le cui conseguenze potrebbero anche avere valore penale. Il presidente del consiglio comunale convochi subito l’assemblea cittadina per ratificare la decadenza di Arosio», aggiunge Di Gregorio.
Il capogruppo di Lavori in Corso, Francesco Pavesi, si chiede «chi pagherà i 25mila euro sinora spesi per questa vicenda. La sentenza è estremamente severa contro il Comune, conferma in toto le nostre osservazioni sull’illegittimità del provvedimento. Abbiamo sempre ammesso che la vittoria di Arosio alle elezioni fosse chiara, ma ciò che è accaduto dopo conferma l’incompetenza di chi ha gestito politicamente il caso, ovvero i vertici comaschi della Lega».
Il Movimento 5 Stelle, infine, chiede la convocazione immediata un consiglio aperto in cui possano intervenire anche i cittadini. «Ci troviamo nella situazione in cui chi sbaglia lascia ad altri il conto da pagare – dice Tagliabue – Ci preoccupa pure il fatto che chi dovrebbe vigilare sugli appalti sia il primo a essere caduto in errore».
Da. C.

12 febbraio 2018

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