Un nuovo direttore generale – Marco Ambrosini, ex numero uno di Villa Erba – e un nuovo amministratore unico – Roberto Rallo, avvocato penalista con un passato di assessore e consigliere a Palazzo Cernezzi.
Il Casinò di Campione d’Italia riparte da un ticket voluto dalla maggioranza che si è insediata nell’enclave dopo le elezioni di giugno.
Una scelta per alcuni versi sorprendente che il sindaco Roberto Salmoiraghi illustrerà nei dettagli la settimana prossima ma le cui motivazioni principali sono note. Quantomeno a chi è vicino alle travagliatissime vicende campionesi. Il punto di partenza è il legame di fiducia che legava il vecchio amministratore unico del Casinò, Carlo Pagan, alla giunta Piccaluga.
Già durante la campagna elettorale, che Salmoiraghi ha condotto in solitaria non avendo liste concorrenti, il destino di Pagan era apparso chiaro. In caso di vittoria – ottenuta con il raggiungimento del quorum di partecipanti al voto – il nuovo esecutivo avrebbe dato il benservito al dirigente.
Così è stato. Al termine di una complessa trattativa economica, Comune e direttore generale della casa da gioco si sono accordati su una buonuscita attorno ai 300mila euro. Cifra su cui non ci sono però conferme ufficiali (Si sa soltanto che Pagan aveva ancora tre anni di contratto con uno stipendio alto, il massimo consentito dalla legislazione nazionale per i dirigenti pubblici: 240mia euro).
Uscito di scena l’uomo che ha governato il Casinò nell’ultimo decennio, ecco arrivare Ambrosini e Rallo. Il primo avrà le deleghe gestionali ma sarà affiancato da un direttore del comparto giochi proveniente da Montecarlo. Il secondo dovrà invece “governare” politicamente la casa da gioco e tenere d’occhio anche la parte legale, che si annuncia comunque difficile.
Peraltro, prima di accettare l’incarico Ambrosini ha chiesto e ottenuto una due diligence sui conti del Casinò e a questo scopo sono stati nominati con un incarico a termine due revisori.
Le prime cifre emerse dall’analisi dello stato di salute economico-finanziaria del Casinò dell’enclave non sembrano però promettenti.
I debiti verso il Comune – socio unico e proprietario dei tavoli verdi – superano i 50 milioni di euro, mentre i debiti verso le banche sono circa 36 milioni. A questa voragine di scoperto vanno aggiunte fatture non pagate ai vari fornitori per un ammontare considerevole. Insomma: il Casinò riparte da -90. E persino la cabala assesta un duro colpo, se è vero che nella smorfia l’ultimo dei bussolotti è il numero della paura.
Dal Comune si fa notare come lo spacchettamento degli incarichi di direttore e di amministratore della casa da gioco sia stata comunque una scelta obbligata, non permettendo più la legge di affidare a una sola persone i due mandati. «Siamo sulle sabbie mobili», ha commentato un esponente della maggioranza di Campione.
La rivoluzione in atto al Casinò è fatta senza proclami e con un profilo basso, anche per contenere il più possibile le inevitabili tensioni con il personale. Perché il rilancio di slot e roulette passerà in ogni caso da un’ulteriore riduzione di organico, oggi composto da 420 dipendenti a tempo piano e 50 a tempo parziale (due anni fa erano oltre 600).
Da. C.