Giovedì ricorre il centesimo anniversario della nascita di Gianfranco Miglio, politologo, giurista, docente ma soprattutto il politico della Lega Nord che impresse l’impronta federalista al movimento fondato da Umberto Bossi. Una ricorrenza importante soprattutto sul fronte leghista, anche se proprio il popolo padano sembra essersi dimenticato di questo importante personaggio nato a Como l’11 gennaio del 1918.
Per ora infatti nulla di significativo – a poche ore dalla ricorrenza – è stato organizzato in città o in provincia per ricordare questa figura determinante e sicuramente originale nel panorama politico nazionale.
Se infatti è vero che ieri in consiglio comunale un consigliere, in una preliminare, ne ha citato il ricordo, è altrettanto vero che poco altro è previsto nei prossimi giorni. Propio l’11 gennaio si terrà il consiglio di circoscrizione della Lega in città e in quell’occasione verrà ricordato dai militanti. Ma uscendo dalle stanze padane nessun convegno o incontro istituzionale è previsto in cartellone, e sicuramente sarà dopo la ricorrenza. Un atteggiamento singolare verso una figura da sempre considerata come uno dei totem intoccabili nell’universo leghista. «Stiamo organizzando per il futuro, anche se non si riuscirà per l’11 gennaio, un incontro a Domaso (paese dove è stato tumulato dopo la morte il 10 agosto 2001), sulla figura di Miglio – spiega il coordinatore provinciale dei giovani padani Cristian Magni – Ma abbiamo appena cominciato a decidere come muoverci». Un centenario amaro per Miglio che fu soprattutto un accademico, ruolo di cui non si sbarazzò nemmeno quando nel ’92 venne eletto per la prima volta a Palazzo Madama.
Libero docente dal 1948, professore ordinario dal 1956, preside della facoltà di Scienze Politiche della Cattolica di Milano dal 1959 al 1989.

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