La prima storica incisione di due brani jazz del 1917 su gommalacca edizione Victor (“Livery Stable Blues”, “Dixie Jass Band One-Step”), la fisarmonica originale di Gorni Kramer, e poi oltre 300 cover (una firmata Andy Warhol), manifesti, splendidi grammofoni della fine dell’Ottocento e dell’inizio del Novecento, fonografi, una fonovaligia, un raro registratore a bobine, supporti sonori pre-discografici, spartiti e edizioni divenute celebri, epistolari e contratti, libri e riviste, foto dei grandi personaggi del jazz e spezzoni di film dove si suona e si balla il jazz. Con una chicca, la prima registrazione in Svizzera con una jazz band svizzera del 1929. tutto questo è la grande mostra allo Spazio Officina di via Dante a Chiasso “Un secolo di jazz. La creatività estemporanea” che verrà inaugurata sabato, domani, alle 18 e rimarrà aperta fino al 30 aprile. L’esposizione celebra, in occasione dei cento anni dalla prima incisione jazz su disco, un fenomeno culturale e sociale dirompente che ha segnato una nuova epoca e che è caratterizzato fin dagli inizi da un patrimonio visivo di grande sperimentazione e creatività. La mostra è a cura di Luca Cerchiari, direttore e docente di discipline musicologiche del Master in “Editoria e produzione musicale” dell’Università IULM di Milano, e Nicoletta Ossanna Cavadini, direttrice del M.a.x. museo e dell’attigo Spazio Officina di Chiasso. Una mostra da vedere e da ascoltare, grazie ai notevoli contributi audiovisivi vintage. Un viaggio nel tempo lungo un secolo che farà sognare piccoli e grandi, nonni e nipoti. Una città di confine come Chiasso è il luogo ideale per ospitare un evento coem questo consacrato a un prodotto culturale trasversale come il jazz nato in America ma con radici europee significative (Nick La Rocca, il musicista e  manager della prima band che incise nel 1917, testimoniata in mostra con il raro primo disco, era italoamericano), e che ha avuto dialoghi fecondissimi con le altre arti, dalla pittura al teatro, dal design alla letteratura. L’esposizione presenta materiali che provengono da istituzioni pubbliche internazionali, come la Fonoteca nazionale svizzera, l’Hogan Jazz Archive della Tulane University di New Orleans (uno dei maggiori centri di documentazione sulla musica afro-americana degli Stati Uniti) e la Fondazione Sanguanini Rivarolo Onlus, come pure dalla Galleria L’Image di Alassio e da un folto circuito di collezionisti privati svizzeri e italiani: Mario Chiodetti, Marco Contini, Fabio Jegher, Silvano Marioni, Roberto Polillo, Maurizio Ruggeri, Fabio Turazzi, Stefano Wagner (cultore dell’etichetta Prestige di cui è autorità indiscussa a livello internazionale) e lo stesso Luca Cerchiari, fino alla collezione d’arte del Max Museo.

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