Un centro di accoglienza nato sull’onda dell’emergenza profughi, scoppiata nel mese di luglio dello scorso anno. «Un luogo creato in fretta senza una normativa idonea, dove sono transitate 3.758 persone. Soggetti registrati che poi si sono dispersi sul territorio. Persone che hanno usato la struttura come un luogo di passaggio per poi allontanarsi da Como. Un centro senza controllo e ingestibile, che deve essere chiuso al più presto».
A parlare è l’assessore regionale all’Immigrazione Simona Bordonali, che ieri pomeriggio, insieme al segretario cittadino del Carroccio, Alessandra Locatelli, all’onorevole Nicola Molteni e al segretario provinciale della Lega Fabrizio Turba ha fatto un sopralluogo nel centro di via Regina Teodolinda. L’argomento migranti con le relative ricadute sulla città, a partire dai problemi della sicurezza, sono uno dei temi forti della campagna elettorale in corso in città.

«La situazione di partenza con l’emergenza in stazione ha messo la città in una situazione di difficoltà, risolta temporaneamente con il centro – ha detto il candidato del centrodestra Mario Landriscina – e soprattutto con il massimo impegno delle forze dell’ordine e delle associazioni. Noi, per quanto è nel potere del Comune, cercheremo di farci sentire nelle sedi appropriate e collaboreremo con le istituzioni per gestire al meglio la situazione. Fermo restando che un problema serio quale è quello dei minori non accompagnati presenti nel centro, sarà sempre in cima alle nostre preoccupazioni nonostante in passato questo impegno così gravoso abbia necessariamente fagocitato risorse comunali magari destinate ad altri usi». Un atteggiamento, un modo di affrontare il tema che è in parte comune anche al candidato del centrosinistra, Maurizio Traglio. «Il primo passo da compiere qualora dovessimo arrivare a Palazzo Cernezzi sarà quello di creare un collegamento sempre più forte con le istituzioni, a partire naturalmente dalla prefettura, per poter affrontare insieme un argomento così delicato, visto che il Comune non ha molta voce in capitolo – spiega Traglio – Sicuramente sarà nostro compito fondamentale analizzare nel dettaglio il problema e applicarci al massimo per riportare questo fenomeno dentro limiti di regolarità. Concentrandoci inoltre sul fenomeno dei minori non accompagnati».
Il sopralluogo di ieri pomeriggio è servito alla Lega Nord anche per segnalare ulteriori situazioni allarmanti che si starebbero sviluppando intorno al centro di via Regina Teodolinda. «I residenti ci hanno segnalato diversi casi di ospiti del centro intenti a passare, dal cancello o dalla rete, il badge ad altri profughi – racconta Alessandra Locatelli – Sarebbe una situazione di pericolo difficilmente controllabile. Ribadiamo la nostra richiesta di chiudere il campo quanto prima». E in effetti il centro, in base agli accordi in essere, visto il suo carattere di provvisorietà, dovrebbe chiudere entro giugno, «ma ci sarà sicuramente una proroga. Quello che a noi preoccupa è il dato relativo a queste 3.758 persone. Persone che poi si sono disperse sul territorio e che non erano richiedenti asilo. In base agli ultimi dati in possesso e risalenti a novembre 2016, in provincia di Como sono state 746 le domande di richiesta di asilo. Di queste 291 quelle esaminate e 28 quelle accettate», dice infine Nicola Molteni.