Como Acqua, macchine avanti tutta. La travagliata nascita della società pubblica destinata a gestire il ciclo integrato dell’acqua in provincia di Como, potrebbe concretizzarsi a inizio 2018.
Un’improvvisa e inaspettata accelerazione dopo le recenti tensioni scoppiate tra Regione Lombardia e Provincia di Como e dopo la contestata votazione al processo che ha portato all’approvazione con una maggioranza (62%) di poco inferiore alla soglia prevista (66,7%).
Fatto che ha creato uno stallo e infinite discussioni con lo spettro di un affidamento futuro della gestione dell’acqua, tramite bando, a società private. La situazione, ancora ingarbugliata, ha subito uno scossone martedì pomeriggio. Giorno in cui in Regione Lombardia si è tenuta una riunione molto tesa. Seduti intorno a un tavolo il presidente della Provincia di Como, Maria Rita Livio, il vicepresidente del Controllo analogo di Como Acqua srl Fabio Bulgheroni, Piergiacomo Micalef presidente di Como Acqua, i consiglieri regionali comaschi, il sottosegretario regionale e coordinatore provinciale di Forza Italia Alessandro Fermi e i funzionari di Palazzo Lombardia. Ma come si è arrivati a questo serrato faccia a faccia che sembra rilanciare in tempi brevi l’ipotesi fusione? Va ricordato innanzitutto che oltre alla mancata nascita della società – causata principalmente dal contestato “no” del Comune di Como – la tensione era salita alle stelle dopo la richiesta del sindaco di Como di verifica delle perizie di stima di alcune società chiamate a fondersi per valutare l’iter messo in essere per arrivare alla nascita di Como Acqua.
E sulla questione Regione Lombardia era stata netta, evidenziando «un’importante carenza di dati e di trasparenza sia a livello di elaborazione preliminare della procedura di fusione prescelta, sia di valutazione dei suoi effetti tra i soggetti interessati. Oltre alla mancanza di un business plan». Una miscela esplosiva che aveva portato la Provincia di Como a vedere ingerenze da parte di Regione Lombardia e aveva spinto diversi sindaci a protestare animatamente.
Una tensione che sembrava difficilmente gestibile fino a martedì. Dall’incontro infatti sarebbe emersa la volontà – in accordo con le altre parti – da parte di Regione Lombardia di fornire supporto tecnico. Un aiuto – come accaduto per la prima perizia analizzata – per capire eventuali problemi presenti nelle perizie delle società pubbliche attive nel settore della gestione dell’acqua e che dovrebbero fondersi in Como Acqua. La volontà sarebbe dunque quella di eliminare eventuali incertezze così da spingere anche i comuni dubbiosi – a partire da Como – a rivedere la proprie posizioni. Un procedimento realizzabile in poche settimane con il preciso scopo di riportare in votazione la fusione a inizio anno con la certezza pressoché totale di ottenere il via libera tanto atteso.
«L’intento è quello di riprendere in mano l’iter che ci porterà alla fusione – spiega il presidente della Provincia di Como – La riunione è servita a questo scopo oltre a un chiarimento tra i vari soggetti coinvolti. Ora servirà la collaborazione di tutti per raggiungere l’obiettivo comune. Il tempo c’è e già entro l’anno si potranno fare passi avanti». La macchina si è dunque rimessa in moto e già nei prossimi giorni è annunciata una nuova riunione in Regione. L’assemblea dei sindaci della Provincia di Como intanto non si ferma. La preoccupazione per la mancata nascita di Como Acqua e le tensioni tra Regione e Provincia ha infatti spinto l’unione dei sindaci a chiedere quanto prima un incontro pubblico con l’assessore regionale all’Ambiente Claudia Maria Terzi.