C’è una scadenza di legge da rispettare che parla del prossimo 1° ottobre. C’è un iter tortuoso avviato nel 2017 e più volte sospeso. Ma soprattutto ci sono delle nuove perizie che certificano come le precedenti perizie effettuate sulle 12 società lariane che oggi si occupano del ciclo integrato delle acque erano sovrastimate.
È una continua corsa contro il tempo insomma la vicenda che dovrebbe portare alla fusione in Como Acqua, ovvero un’unica società per tutto il territorio lariano.
Le Sot (Società operative territoriali) destinate ad essere incorporate sono state analizzate dal professor Angelo Palma e dal dottor Silvio Cerruti.
Una verifica delle perizie necessaria dopo la mancata delibera nell’assemblea di Como Acqua dello scorso novembre. Il Comune di Como è favorevole alla fusione delle 12 società e sostiene l’acqua pubblica. Il consiglio comunale non aveva votato a favore del progetto di fusione presentato in autunno, chiedendo la verifica delle perizie e la predisposizione del piano industriale.
Perizie che certificano come il valore economico delle società sia sceso da oltre 86 milioni di euro a 56 milioni. «Con i precedenti valori – spiegano da Palazzo Cernezzi in una nota – Como Acqua avrebbe avuto un aumento di capitale di 2,3 milioni di euro, mentre l’aumento di capitale con le nuove perizie è di un milione e mezzo», una differenza di oltre 800mila euro. Ad oggi non è ancora stato presentato il piano industriale.
«Si conferma pertanto la correttezza dell’atteggiamento prudente dell’amministrazione di Como – ha spiegato in consiglio comunale l’assessore dell’assessore al Bilancio e alle Partecipate, Adriano Caldara – che, senza decisioni affrettate, ha preferito una scrupolosa verifica del progetto di fusione».

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