Como Acqua, domani sarà il giorno più lungo e intanto la confusione regna sovrana. Tra poco più di 24 ore l’assemblea dei soci dovrà infatti decidere se dare il via libera alla fusione per incorporazione delle 12 società pubbliche che oggi gestiscono il servizio idrico integrato in provincia di Como. Ma alla vigilia di questo appuntamento decisivo, arrivano notizie contrastanti da Comune, Provincia di Como e da Regione Lombardia. Notizie che potrebbero far aprire un’enorme falla, ancor prima del varo ufficiale, nella corazzata Como Acqua. La prima bordata è arrivata ieri pomeriggio durante l’assemblea dei sindaci riunitasi a Villa Gallia per votare la rideterminazione delle quote di partecipazione così come aveva chiesto il comune di Cantù pochi giorni fa. Passo compiuto per rientrare – dopo un’iniziale parere negativo – nell’operazione Como Acqua. Questa rideterminazione delle quote (Cantù con il 9,8% e Como con il 10 invece che con il 15%) aveva spinto anche il capoluogo – in passato contraria – a dirsi disponibile a una nuova valutazione per l’ingresso nella società. Ma ieri l’ennesimo ribaltone: mentre i sindaci hanno votato all’unanimità la rideterminazione delle quote voluta da Cantù, il Comune di Como – in Provincia era presente il sindaco Mario Landriscina – si è astenuto.
Sempre da Palazzo Cernezzi intanto è arrivato il giudizio dei revisori dei conti che hanno espresso parere «non favorevole all’affidamento in house del servizio idrico integrato alla società Como Acqua Srl a causa della mancata predisposizione del piano industriale della società», si legge nella nota. E la conseguente proposta di delibera che verrà discussa in consiglio comunale propone appunto di «non procedere all’approvazione dell’attuale progetto comune di fusione». Secondo fronte caldo: pochi giorni fa il sindaco di Como, insieme ai colleghi di Erba e Cantù aveva chiesto la verifica delle perizie di stima di alcune società chiamate a fondersi per valutare l’iter messo in essere per arrivare alla nascita di Como Acqua.
Ieri è arrivata la risposta dalla Regione che evidenzia «un’ importante carenza di dati e di trasparenza sia a livello di elaborazione preliminare della procedura di fusione prescelta, sia di valutazione dei suoi effetti tra i soggetti interessati», si legge nella relazione. Sottolineata anche la mancanza di un business plan. La nota si chiude evidenziando come «alcune anomalie riscontrate, porteranno effetti negativi sugli equilibri economici e finanziari della società Como Acqua srl a partire dal primo anno di gestione successivo al progetto di fusione».