Benito Gattei all’epoca in cui era presidente del Como

In queste situazioni il suo nome esce sempre, anche se lui si chiama fuori. Stiamo parlando dell’ex presidente del Como, Benito Gattei, il numero uno della società negli anni ’80, quando il club di viale Sinigaglia era un esempio su ogni fronte: la valorizzazione dei giovani, la sana gestione, i risultati (5 anni consecutivi in A).
«Io ormai ho 79 anni e sul fronte calcistico mi considero un pensionato – spiega Gattei – Certo, non amo stare con le man i in mano e ogni giorno sono nella mia ditta. Ma per quanto riguarda il Como ora rimango soltanto un tifoso e uno spettatore rispetto a quello che sta accadendo».
Quindi il «no» è anche per un eventuale ruolo di consigliere o consulente. «Esattamente – ribadisce – Purtroppo non posso nascondere la mia grande amarezza. Mi tengo informato quotidianamente e sono profondamente dispiaciuto nel vedere quello che sta accadendo».

«Io e i miei soci avevamo dato l’anima – aggiunge – Avevamo ceduto, una volta finito il nostro mandato, un club sano; i nostri bilanci ricevevano ogni anno i complimenti della Lega, il settore giovanile era un fiore all’occhiello e avevamo anche acquistato un terreno a Casnate per costruire il nuovo centro sportivo». Eppure alla fine dell’esperienza alla guida del club Gattei e i  suoi soci furono pesantemente contestati. «Può capitare che i tifosi si sbaglino» è la sua risposta.
Un Calcio Como che di fatto  in questo momento non esiste più. «Non capisco come mai certi personaggi si siano fatti avanti – spiega ancora Gattei – per poi far finire la società in questa situazione».
Ma che profilo dovrebbe avere la nuova dirigenza? «Mi aspetto persone che mettano entusiasmo e concretezza. Se devono prendere impegni, che li mantengano. Se non sono in grado di garantire una sana gestione è meglio che lascino perdere fin da ora», conclude l’ex numero uno.