Silvio Berlusconi, il Milan, l’addio dopo 31 anni. Una storia che spesso si è incrociata con quella del Calcio Como sul finire degli anni ’80, quando il club lariano era protagonista in quella che forse è stata la migliore serie A di tutti i tempi.
Per esempio, l’ultima partita dei rossoneri dell’era pre-Berlusconi era stata proprio un match tra Como e Milan.
Era il 16 febbraio del 1986 e allo stadio Sinigaglia la gara terminò con il punteggio di 1-1. Rete di Stefano Borgonovo per i lariani al 62’ e pareggio di Andrea Icardi a 2’ dalla fine. Un match che di fatto fu anche il primo, sebbene in maniera non ufficiale, del Milan targato Berlusconi. Di fatto mancava il “closing” – per utilizzare un termine odierno – ma già si sapeva del passaggio di consegne, che sarebbe stato ufficializzato pochi giorni dopo. In tribuna, infatti, quel giorno era presente Paolo, fratello di Silvio Berlusconi.

Silvio Berlusconi

Lo stesso Paolo, qualche anno fa, ha ricordato volentieri la partita del 15 maggio del 1988. Quel giorno, ancora al Sinigaglia, il Milan vinse il suo undicesimo scudetto, il primo, appunto dell’era Berlusconi. «Per noi fu un trionfo molto sofferto per il lungo inseguimento nei confronti del Napoli – spiegò – È anche un ricordo affettivo perché è la prima e unica vittoria di nostro padre, scomparso nel 1989».
Como e Milan quel giorno pareggiarono 1-1 in una sfida in cui il pareggio sarebbe andato bene a entrambe le squadre: i rossoneri avrebbero vinto lo scudetto, battendo in volata il Napoli, il Como si sarebbe salvato.
Ospiti in vantaggio al 2’ del primo tempo con Pietro Paolo Virdis, pareggio del Como all’inizio della ripresa con Salvatore Giunta.
Una sfida disputata, per così dire, a ritmi piuttosto soft, in uno stadio gremito all’inverosimile e quasi tutto rossonero. Quella che precedette il match fu una settimana di inseguimento al biglietto. La classica situazione in cui, al fischio d’inizio, nell’impianto non sarebbe passato uno spillo. E tante le richieste di accredito per l’allora addetto stampa del club lariano, il compianto Franco Usuelli.
Era il Milan di Arrigo Sacchi e Ruud Gullit (con i cappellini con le treccine che quel giorno andarono a ruba). Non ancora di Marco Van Basten, che rimase infortunato per quasi tutta la stagione ed era entrato nel finale di quel match.

Adriano Galliani firma autografi allo stadio Sinigaglia

Sua, di fatto – gol a parte – l’unica conclusione insidiosa, con una mega parata di Mario Paradisi e, dopo quasi trent’anni si può dire, una indimenticabile corsa di Franco Baresi da un’area all’altra, che andò a dire al centravanti olandese di stare più calmo, che andava bene così.
Ricordo indimenticabile per i tifosi rossoneri e anche per quelli comaschi, che pure festeggiarono alla grande la salvezza. Silvio Berlusconi non era in tribuna. Al Sinigaglia, a dire il vero, non lo si è mai visto. Lo ha sempre rappresentato Adriano Galliani.

C’è poi un ulteriore incrocio fra il Como e il Milan di Berlusconi. Prima dell’avvento del “Cavaliere”, le migliori scoperte del vivaio azzurro erano solitamente destinate alla Sampdoria (Luca Fusi, Gianfranco Matteoli, Pietro Vierchowod, Giovanni Invernizzi per fare qualche nome).

Il compianto Stefano Borgonovo

Poi, con l’avvento di Berlusconi, il Como cambiò club di riferimento. I primi a partire verso la squadra rossonera furono Stefano Borgonovo e Fabio Viviani. Poi toccò a Marco Simone.
Un filo diretto che negli anni ha portato sul Lario giocatori di rilievo di area rossonera. Il nome più clamoroso è stato quello di Claudio Daniel Borghi, talentuoso argentino – prestato proprio nella stagione 1987/88 – che però non riuscì ad adeguarsi al nostro calcio. Fu congedato dopo pochi mesi. Nemmeno Sacchi lo volle in rossonero, preferendogli – e non aveva tutti i torti – Frank Rijkaard. Altri nomi passati da queste parti, con alterne fortune, nel corso degli anni, i portieri Massimo Taibi e Carlo Cudicini, il già citato Salvatore Giunta, Graziano Mannari e Roberto Lorenzini.
Massimo Moscardi