«Un parcheggio in più? Noi siamo sicuramente favorevoli, c’è una tale penuria di posti auto in città che qualsiasi iniziativa è benvenuta», commenta il direttore di Confcommercio Como, Graziano Monetti. «Abbiamo provato a spingere l’acceleratore con l’autosilo Valmulini, ma gli sforzi messi in campo anche dal Comune e dall’ex assessore Binda, non hanno portato agli effetti sperati», aggiunge. «Se posso muovere due critiche al sindaco – dice sempre Monetti – fa rabbia sentire queste parole dopo Natale. Perché non si è proposta questa soluzione per la corsa allo shopping, ovvero quando i parcheggi servono davvero agli esercizi commerciali? La seconda questione è che l’area è strategica per il centro. Lo è stata fino a gennaio 2012. Ora si vuole trasformarla in parcheggio, ma per quanto tempo? La soluzione deve essere il più possibile duratura, altrimenti potrebbe perfino rivelarsi dannosa. Chi arriva a Como deve avere delle certezze sulla sosta».

E la politica? Dal canto suo la minoranza a Palazzo Cernezzi si è ampiamente espressa in passato sulla questione e nessuno aveva fatto le barricate in materia. Soltanto lo scorso anno, Luca Ceruti, consigliere del Movimento Cinque Stelle, era arrivato a proporre, attraverso una petizione, la riapertura di una parte del parcheggio, proprio sotto Natale. L’ipote – si venne bocciata dall’assessore all’Urbanistica Lorenzo Spallino, in quanto si era ancora in attesa del nuovo progetto di Multi. I Cinque Stelle vorrebbero però nel futuro dell’area un parco urbano e non soltanto un parcheggio.

Altra sponsor del parcheggio in Ticosa è stata dalla prima ora Laura Bordoli, capogruppo del Nuovo centrodestra in consiglio comunale. «Con il parcheggio si sarebbero potute evitare tutte le spese di bonifica, visto che non sarebbe stata necessaria, non dovendo più costruire palazzi», ha dichiarato. Sergio Gaddi, di Forza Italia, ha più volte parlato di un «inutile tentativo di correre ai ripari».

Alessandro Rapinese, capogruppo di Adesso Como e candidato sindaco con una sua lista civica, stigmatizza infine l’ennesimo ritardo su una decisione che si sarebbe dovuto prendere quattro anni fa.