I posti più bizzarri dove occultare merce durante il transito in dogana? Con il nastro adesivo, direttamente su un petto villoso, se non temi vaste aree depilate al momento del distacco. Nel bidone, se sei un solerte operatore ecologico. Negli anfratti illegali dell’auto, fidandosi del motto “Lei non sa chi sono io”, se sei un console onorario che si crede impunemente immune da ogni norma. Sotto il cappello, se sei un’avvenente signora (ma attente ai gradini galeotti, che possono farvi inciampare).
Quante storie di dadi, sigarette, radioline a transistor – e poi ancora di valuta, droga ed esseri umani in anni più recenti – potrebbe raccontare un valico di confine? Un libro ne narra alcune del microcosmo chiassese tra ironia e nostalgia.
Sono venti metri «lastricati d’oro» nel sentire comune quelli che dividono la parte tricolore da quella rossocrociata. Storie di quotidiano e ordinario contrabbando sono l’anima del libro autobiografico di Paolo Cascavilla, palermitano e lariano di adozione, 20 metri lastricati d’oro, pubblicato dall’Editoriale Lariana.
L’autore è un veterano della nostra dogana. Vi sarebbe dovuto rimanere pochi anni di “ferma” nel “confino” di prammatica a inizio carriera, dal 1960, ma «dopo tredici anni di permanenza a Ponte Chiasso, fui destinato alla Stazione Internazionale di Chiasso, dove rimasi per altri trent’anni», confessa.
Il libro, corredato di foto d’epoca in bianco e nero, è scandito in 24 diapositive-“ricordanze” in cui Cascavilla rievoca episodi significativi nella sua attività amministrativa alla dogana di Como-Chiasso.
Lo stile permette al contempo di sorridere e commuoversi quanto basta e quando serve, c’è l’ironia misurata di Emilio Giannelli, il celebre vignettista del “Corriere della Sera”, sempre icastico quanto divertente, che ha dedicato in esclusiva un disegno al mondo di confine tratteggiato con le parole da Cascavilla, cui è unito da una lunga amicizia, proprio per la copertina del libro. Tra gli episodi più esilaranti, quello dedicato a un sacerdote colto in flagranza con la merce sotto la tonaca in frontiera: «Sigarette, sigari, accenditori, radioline, estratti per brodo, caffè, saccarina, bustine di zafferano», uscirono dalla cornucopia dei suoi mutandoni «diventati due enormi salsicce ripiene che limitavano l’incedere normale del possessore; circostanza che aveva dato adito al sospetto della violazione».
Lorenzo Morandotti