Gli uomini della squadra Mobile di Como che hanno indagato sull’omicidio di Dolores De Bernardi, 91enne trovata morta nel proprio letto di una camera della casa di riposo del Don Guanella, sono convinti di avere nelle proprie mani una sorta di “confessione” indiretta della sospettata. Non fatta a loro, nemmeno ad un giudice, a un pubblico ministero oppure a un avvocato. Bensì a qualcuno che si trova molto più in alto, cui la donna che è stata arrestata si stava rivolgendo in preghiera. Già, perché sul tavolo del giudice che ha firmato l’or dinanza di custodia cautelare ai domiciliari a carico di Antonietta Pellegrini, 78 anni, sarebbe finita anche la trascrizione di una intercettazione ambientale in cui la donna, in preghiera, avrebbe pronunciato la frase: «cos’è che ho fatto… non l’ho fatto per male, l’ho fatto per non sentirla più».

Non ci sarebbe alcun riferimento diretto alla vittima, ma gli inquirenti – guidati dal pm Simona De Salvo – ritengono questo passaggio molto importante. Parlando con una parente, la stessa signora avrebbe inoltre detto di essere entrata nella camera della vittima per asciugarle della saliva con due guanti, lasciati poi sul letto. Quasi a far intendere che la vittima possa poi aver fatto tutta da sola infilandosi i guanti che l’hanno soffocata nel cavo orale.

In ogni caso, nell’interrogatorio fissato per martedì davanti al giudice Carlo Cecchetti, l’indagata dovrà anche spiegare il perché di quei furti di guanti – dello stesso tipo usati per uccidere – poi nascosti sotto il cuscino e nella borsa della compagna di camera della donna uccisa, quasi a voler depistare le indagini. Il gip, nel firmare l’ordi – nanza, ha disposto i domiciliari per il rischio di reiterazione del reato. E anche in questo caso il passaggio sarebbe motivato da una battuta rivolta dalla sospettata al marito – pure lui ricoverato al Don Guanella – dal tenore preoccupante, pare auspicandone la morte «così almeno ci liberi». Elementi ritenuti degni di rilievo e che hanno portato alla richiesta da parte della Procura della misura cautelare.

«Stiamo valutando gli elementi acquisiti che ci sono stati messi a disposizione – ha commentato l’avvocato della difesa, Fabrizio Lepore, a Etv – Davanti al giudice in Tribunale chiariremo determinati aspetti e situazioni che ci vengono contestati». La signora è ai domiciliari all’interno del Don Guanella, in una stanza in affitto che le era stata concessa dalla casa di riposo per stare vicino al marito degente.

Mauro Peverelli