Mario Delpini con il sindaco di Alzate, Massimo Gherbesi

«Di questo territorio apprezzo la gente, prima di tutto, il verde e i suoi santuari. È una terra che mi piace e conosco bene». Così Mario Enrico Delpini ieri mattina si è congedato da Alzate Brianza proseguendo poi la sua giornata nell’Erbese, alla vigilia della presa di possesso della Diocesi di Milano, che avviene questa mattina. Il nuovo arcivescovo metropolita – nato nel 1951 a Gallarate – durante un fitto tour in terra briantea ha voluto essere presente alla Festa della Beata Vergine di Rogoredo.

La comunità di Alzate Brianza ha accolto con grande affetto Delpini, che nel Santuario di Rogoredo ha officiato la messa delle 5.30 del mattino. Malgrado l’orario, per il nuovo arcivescovo è stato un bagno di folla.

«Guardiamo a Maria come a un modello per la nostra vita – ha detto Delpini durante la messa – che incoraggia il nostro cammino, come ad una madre che ha tempo per ascoltarci e per consolarci». E in un tempo non privo di pessimismo e brutte notizie, ha voluto dare una sferzata. «Canto l’inno alla vita, all’alba, al principio, alla vita, che è il frutto dello Spirito – ha detto – Tutto intorno si colgono voci di lamento e respiri di scontento, imprecazioni di ribellione. Sembra di vivere tra condannati a morte; che il nostro tempo non sappia cantare l’inno alla vita; sembrano prevalere soltanto il peso e i problemi, le complicazioni, con gente che sperimenta il peso della sua precarietà e che volge alla depressione e al disamore».

«Certo, della nostra esistenza fanno parte le fatiche, i pesi, i problemi, dolorose ferite – ha aggiunto – Ma se in noi abita lo spirito di Dio, dobbiamo considerare la vita una benedizione. Intorno, invece, vedo desolazione e rassegnazione: persone che si considerano destinate alla sconfitta, vittime del destino, imprigionate nei vizi da cui non riescono a liberarsi, annoiate in quella mediocrità da cui non riescono a scuotersi. E di fronte a questo peso delle nostre miserie c’è un’aria di accettazione, di rinuncia». Delpini ha chiesto ai fedeli, invece, di non darsi per vinti: «Canto l’inno alla vita come libertà da giocare, decisioni da prendere – ha detto nell’omelia – e forza da impegnare per tendere verso ciò che è spirituale».

Massimo Moscardi