Ospiti trasferite altrove e struttura temporaneamente chiusa. Dopo le dimissioni, nel giugno scorso, del consiglio direttivo, La Casa di Orientamento femminile (Cof) di Montano Lucino è piombata nel caos. I nuovi vertici stanno lavorando per mettere a norma gli edifici e riaprire le porte alle donne in difficoltà, come previsto da sempre nello statuto dello storico centro, attivo dal 1960.
L’estate scorsa era scoppiato il caso delle gravi difficoltà economiche e organizzative della struttura. Era stata ventilata l’ipotesi di una cessione alla Caritas, che avrebbe potuto trasformare il centro in un punto di accoglienza per i profughi. Una strada che non si è concretizzata, mentre le difficoltà sono cresciute fino al punto da rendere necessaria la chiusura della casa e il momentaneo spostamento delle donne accolte a Montano. Della situazione della storica struttura si è interessata il consigliere segretario Daniela Maroni, che ha provato a creare un nuovo gruppo disposto ad occuparsi del centro.
La speranza di ripartire è ora affidata a un nuovo consiglio direttivo, guidato, nelle vesti di presidente, da Ornella Gambarotto, che ha nominato direttore amministrativo Emilia Mancinelli. La Cof al momento rimane chiusa. «Speravamo di poter ripartire entro la fine di gennaio, ma la situazione che abbiamo trovato era disastrosa – dice la presidente – C’era un grosso deficit, i dipendenti non erano stati pagati, così come molti fornitori oppure le utenze dei servizi. Abbiamo iniziato subito a lavorare per garantire la continuità della struttura, ma ci vorranno ancora almeno un paio di mesi per poter tornare ad accogliere le ospiti».
In un edificio distinto da quello destinato storicamente alle donne in difficoltà e vittime di violenza, sono presenti invece una quindicina di profughe. «Da circa 3 anni veniva effettuata questa assistenza che sta continuando – conferma Gambarotto – Dalla prossima settimana avremo anche la presenza di un mediatore e andremo ad offrire un servizio mirato migliore a queste donne, che hanno lo status di rifugiate e una storia di violenza alle spalle».
Per riaprire anche le porte della Cof invece ci vorrà tempo. «Ci sono 29 posti che vogliamo riattivare al più presto», conclude la presidente.