Due miliardi delle vecchie lire custoditi in una cassetta di sicurezza di una banca svizzera. Potrebbe essere l’inizio di un film di spionaggio ma invece è realtà. Di questa enorme cifra di denaro, fino a poco tempo fa, nessuno era a conoscenza. Tutto cambia nel luglio del 2017 quando una donna , classe ’74, originaria di Messina ma residente a Como, dopo la scomparsa dello zio paterno, morto celibe e senza figli, eredita le sue proprietà e tra queste un conto corrente alla Ubs di Lugano. All’apertura della cassetta la scoperta: banconote e titoli di Stato per un valore di 2 miliardi del vecchio conio. Allo stupore segue l’amarezza quando Bankitalia comunica che il cambio in euro non era più possibile. Da qui la decisione di rivolgersi ad Agitalia, associazione di consumatori che si occupa del recupero di titoli bancari e postali che ha dato mandato all’ufficio legale di occuparsi della vicenza. «Se è vero infatti che era stato stabilito un termine decennale (2002-2012) per il cambio delle lire in euro è altrettanto vero – come dice la Giurisprudenza – che qualsiasi termine di prescrizione o decadenza decorre da quando il soggetto è posto in grado di far valere il proprio diritto, quindi nei casi in esame i dieci anni per il cambio l decorrono dal giorno del ritrovamento delle somme in lire», scrive Giovanni Rossetti dell’associazione.