A due giorni dal voto sono finalmente arrivati, ieri pomeriggio, i dati definitivi delle elezioni comunali nel capoluogo. E le sorprese non mancano. In particolare per ciò che concerne la ripartizione dei seggi nell’assemblea cittadina. In caso di vittoria del centrodestra, infatti, la lista di Alessandro Rapinese non eleggerà il quinto consigliere comunale per un voto. Non un punto percentuale. Un voto. Sembra incredibile ma è così.

Il meccanismo di assegnazione dei seggi è stabilito dal Testo unico dell’ordinamento degli enti locali (Tuel), all’articolo 73. La lettura di queste norme non è semplice, come spesso accade per i testi legislativi di natura tecnica. In buona sostanza, la legge dice che la ripartizione degli eletti nei consigli dei Comuni con oltre 15mila abitanti avviene in due fasi. Nella prima (comma 8) vengono prese in considerazione le cifre elettorali delle coalizioni; nella seconda (comma 9) si dividono invece le cifre elettorali delle singole liste.

Ebbene, qualora al ballottaggio dovesse prevalere il centrodestra, il resto più alto della coalizione di Maurizio Traglio sarebbe più alto del resto della Lista Rapinese appunto di un voto: 1.463,5 contro 1.461,8. Questa sola scheda garantirebbe al centrosinistra di portare in consiglio 6 eletti, ovvero lo stesso Traglio, i due capilista della civica e i primi tre in ordine di preferenze del Pd. Dopo aver cullato il sogno del ballottaggio per alcune ore nella notte di domenica, Rapinese subisce quindi un’ennesima beffa. Questa volta legata ai meccanismi un po’ complessi dell’assegnazione dei seggi inventati dallo studioso belga Victor D’Hondt nel 1878. I risultati, si diceva.

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La chiusura delle operazioni di scrutinio nell’ultimo seggio hanno consegnato un quadro finale sostanzialmente immutato rispetto a quello emerso lunedì. Mario Landriscina ha ottenuto il 34,77% e 11.820 voti e andrà al ballottaggio con Maurizio Traglio che a sua volta ha incassato il 26,89% e 9.142 voti. Alessandro Rapinese si ferma al 22,54%, pari a 7.663 voti e distanzia enormemente il quarto classificato, Bruno Magatti, capace comunque di superare quota 6% (6,08, con 2.067 voti). Fabio Aleotti, candidato dei 5 Stelle, arriva al 5,47% (1.859 voti), mentre Celeste Grossi, esponente della Prossima Como, rimane sotto i mille voti: per la precisione 965, pari al 2,84%. Chiude la graduatoria Francesco Scopelliti, con 482 voti e l’1,42%.

Primo partito della città è sempre la Lista Rapinese, che con 7.309 voti arriva al 22,58% e distanzia nettamente il Pd, seconda forza politica del capoluogo con 4.611 voti, pari al 14,24%. Nel prossimo consiglio comunale, chiunque dovesse prevalere al ballottaggio, la lista di Alessandro Rapinese – pur avendo di gran lunga vinto la competizione in termini di voti assoluti – avrà soltanto 4 seggi. Così come 1 seggio a testa avranno la civica di Bruno Magatti e il Movimento 5 Stelle. Pur avendo raggiunto il 3%, la lista di Celeste Grossi non eleggerà invece alcun consigliere comunale, rimanendo la cifra elettorale della Prossima Como troppo bassa rispetto a quella delle altre forze politiche. Fuori dall’assemblea rimarrà anche Scopelliti.

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