Emergenza migranti, Gaffuri (Pd) all’attacco: «Meglio la caserma dei container»

La caserma De Cristoforis a Como

Perché a Milano sì e a Como no? Nella metropoli meneghina 500 migranti verranno accolti nel complesso militare di via Caracciolo, destinato a diventare una «soluzione strutturale», come ha spiegato il sindaco Giuseppe Sala, per dare alloggio ai profughi e non lasciarli più accampati in giro per Milano. A Como esiste una struttura similare, la caserma De Cristoforis, ma non è stata presa in considerazione come soluzione praticabile per accogliere i 500 migranti da tempo accampati davanti alla stazione di San Giovanni.
Caserma la prima, caserma la seconda, entrambe in gran parte vuote, stesso ministero di appartenenza, quello della Difesa, ma destini diversi: quella di Milano consentirà alla metropoli di avere – non subito, ma nel giro di due o tre mesi – una struttura per gestire in maniera costante il flusso dei migranti, quella di Como resterà invece in larga parte inutilizzata. E 300 profughi verranno ospitati nei container, che ancora non si sa con certezza dove verranno collocati.
«La caserma De Cristoforis come soluzione sarebbe migliore rispetto ai moduli prefabbricati – afferma Luca Gaffuri, consigliere regionale comasco del Partito Democratico – È una struttura che ha sempre accolto numerose persone e dispone già dei servizi necessari. Inoltre, è un complesso facile da tenere sotto controllo».
L’esponente del Pd esplicita le perplessità che serpeggiano nel centrosinistra cittadino sull’operazione container. Secondo Gaffuri utilizzare la caserma sarebbe non soltanto una soluzione migliore dal punto di vista delle condizioni di vita dei profughi, ma anche da quello della sicurezza e della gestione del flusso dei migranti. «La caserma è in ottime condizioni ed è utilizzata soltanto in parte – spiega Gaffuri – Sarebbe di sicuro una soluzione che permetterebbe una sistemazione più dignitosa dei migranti rispetto ai container».
Quando era nel pieno delle sue funzioni, la De Cristoforis era un Centro di addestramento reclute, i vecchi Car, ed era sede del 23° battaglione fanteria “Como”, appartenente alla brigata “Legnano”.
Il vasto complesso era in grado di ospitare un migliaio di militari, tra personale permanente e reclute, e ha costituito un punto di passaggio per migliaia di giovani provenienti da tutto il Paese. L’addestramento delle reclute è cessato nel 1996, ma la De Cristoforis è rimasta in attività, seppure a ranghi estremamente ridotti – una quarantina le persone in servizio tra civili e militari – come Centro documentale. Entro la fine del 2018, però, tutti i documenti custoditi nel Centro verranno trasferiti in provincia di Torino. Una volta svuotato del tutto, l’imponente immobile dovrebbe ospitare funzioni pubbliche. Tra le ipotesi, l’Archivio di Stato, la Prefettura e anche la Questura.
Sta di fatto che oggi la caserma è in grandissima parte vuota e pronta per accogliere persone, visto che nel giugno scorso, in occasione dell’esercitazione Odescalchi a cavallo del confine tra l’Italia e la Svizzera, ha ospitato centinaia di militari.
Non si capisce, dunque, perché non utilizzarla, come previsto invece a Milano. «A mio giudizio la caserma sarebbe una sistemazione idonea per i migranti – afferma Francesco Dotti, consigliere regionale di Fratelli d’Italia – Non so però se vi siano problemi di natura tecnica o logistica. Di certo una soluzione va trovata e il governo è mancato praticamente in tutto nella gestione di questa situazione. Si sapeva che l’ondata sarebbe arrivata. I migranti sono soprattutto eritrei e somali che vorrebbero andare in Germania, l’ideale sarebbe che la Svizzera li facesse passare. È il Canton Ticino che li blocca. Ripeto, una soluzione dignitosa per i profughi va trovata e in caserma c’è spazio per tutti. Il sindaco di Milano si è mosso in un certo modo e ha ottenuto risultati, Como evidentemente si è mossa male e tardi».
La pensa diversamente Daniela Maroni, consigliere segretario della lista “Maroni presidente” che sostiene l’attuale governatore Roberto Maroni. «Deve prevalere il buon senso – premette la consigliera regionale lariana Dobbiamo tutelare i nostri cittadini prima di tutto. Portare gli immigrati alla caserma significa mettere in discussione l’ordine pubblico e la sicurezza di un’intera città. Non possiamo creare un ghetto, il governo deve assumersi le proprie responsabilità. Non si risolve il problema posizionando centinaia di persone in container su quell’area. Affrontare il problema dell’emigrazione non significa far sbarcare profughi e clandestini. Questi ultimi non devono trovare spazio: basta con la clandestinità, basta con la politica buonista».

Marcello Dubini

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