Fallimento Como: Foti e Porro in silenzio. I legali: «Lo faranno nel momento opportuno»
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Fallimento Como: Foti e Porro in silenzio. I legali: «Lo faranno nel momento opportuno»

Hanno preferito rimanere in silenzio, avvalendosi della facoltà di non rispondere per studiare meglio le carte dei cinque faldoni messi insieme dalla guardia di finanza e dalla Procura in merito alla vicenda del fallimento Calcio Como.
Erano in programma ieri mattina alle 11 gli interrogatori di Pietro Porro e Flavio Foti, rispettivamente l’ex presidente e l’ex vicepresidente della squadra di calcio, attesi negli uffici del giudice delle indagini preliminari di Como Maria Luisa Lo Gatto, lo stesso magistrato che aveva firmato l’ordinanza di custodia cautelare ai domiciliari eseguita a inizio settimana. Porro e Foti avevano l’occasione di replicare alle accuse formulate dalla Procura – pubblico ministero Pasquale Addesso – che contesta la bancarotta per distrazione e dissipazione e bancarotta preferenziale.
Invece la strategia processuale, concordata con i rispettivi legali, ha consigliato di attendere ancora per meglio vagliare le carte e gli atti.
L’inchiesta verte sul fallimento della società, avvenuto nell’estate del 2016. Dopo la decisione di avvalersi della facoltà di non rispondere, Porro e Foti restano ai domiciliari.
Le difese per il momento non hanno presentato alcuna istanza.
Le contestazioni dell’accusa ruotano attorno a due questioni principali che avrebbero portato al dissesto economico della società aprendo un buco superiore ai sei milioni di euro. Tra i presunti motivi del dissesto ci sono il passaggio di proprietà del campo sportivo di Orsenigo intitolato al compianto presidente “Mario Beretta” e la compravendita del marchio del Calcio Como.
Flavio Foti, pur non avendo risposto alle domande del giudice, si dice pronto a chiarire la sua posizione.
«Avrebbe voluto rispondere, ma la scelta della difesa è stata di non farlo perché il materiale dell’indagine è copioso e non abbiamo avuto il tempo per analizzarlo, visto che ci è stato messo a disposizione solo ieri», ha precisato il legale difensore Graziella Foti. «Abbiamo sostanzialmente rimandato la volontà di chiarire, sempre davanti al giudice – aggiunge l’avvocato – Il mio assistito è sereno e determinato a voler chiarire ogni vicenda e ogni aspetto da tutti i punti di vista richiesti».
Nessun commento dopo la scelta di avvalersi della facoltà di non rispondere, invece, dai legali di Pietro Porro, che proseguono in questa strategia del silenzio attuata fin dal giorno del suo arresto ai domiciliari.
I due ex dirigenti del Como sono arrivati in Tribunale accompagnati dai legali e sono rimasti a Palazzo di Giustizia meno di un’ora.
Oltre a presidente e vice, nel registro degli indagati sono iscritti anche Fabio Bruni, consigliere del vecchio Calcio Como, e Stefano Roda, presidente della S3c, la società che deteneva il 99% delle quote del club azzurro poi fallito.
La vecchia dirigenza, per l’accusa, non avrebbe adottato provvedimenti per ripianare le perdite della società nemmeno ricapitalizzato, lasciando cioè che la situazione debitoria si allargasse fino a una cifra di almeno 6 milioni e mezzo di euro.
L’inchiesta intanto prosegue e, oltre agli interrogatori delle ultime ore ad altri componenti del vecchio Calcio Como poi fallito, si concentra anche sulla S3c, società su cui – occorre ricordare – pende una istanza di fallimento presentata dal procuratore capo Nicola Piacente.
M.Pv.

12 gennaio 2018

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Massimo Moscardi mmoscardi@corrierecomo.it


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