Fallimento Como, l’intercettazione: «Ci portano via». Ma il gip non concede la custodia in carcere
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Fallimento Como, l’intercettazione: «Ci portano via». Ma il gip non concede la custodia in carcere

L'ex presidente Pietro Porro a Orsenigo L’ex presidente Pietro Porro a Orsenigo

«Eh… ci portano via davvero»; «Sì»; «Ci portano via davvero»; «Eh, son d’accordo». I due indagati stanno parlando (in una intercettazione) del tentativo di salvare la S3c, altra società coinvolta in questa vicenda che ha portato al fallimento del Calcio Como. Condizione fondamentale per evitare il peggio.

Secondo la Procura lariana sarebbe la conferma della consapevolezza della grave situazione in cui si trovavano. Il pubblico ministero Pasquale Addesso aveva chiesto al gip la custodia cautelare in carcere, ma il giudice delle indagini preliminari di Como, Maria Luisa Lo Gatto, ha ritenuto sufficiente la misura dei “domiciliari”, dove da ieri mattina sono costretti i due indagati. Foti e Porro possono parlare solo con i familiari e non possono comunicare con l’esterno nemmeno tramite cellulari, tablet, pc o altri apparecchi elettronici.

Secondo il gip i due avevano un ampio margine di manovra nelle due società citate, e soprattutto, si erano mossi, ai tempi delle aste fallimentari del club e sfruttando conoscenze in seno al Calcio Como, per aprirsi un canale con cui poter raggiungere il curatore fallimentare nel tentativo di riprendersi la società. Proprio questa loro possibilità di muoversi renderebbe attuale il rischio di «inquinamento probatorio» nel tentativo di carpire «informazioni utili» con le indagini ancora aperte.

«Gli indagati ancora oggi, qualora si presentasse l’occasione, non avrebbero alcuna remora ad agire in sfregio della legge», è la tesi del gip che tuttavia, di fronte una richiesta di custodia cautelare in carcere, ha optato per una misura più “lieve”, quella dei domiciliari, sufficiente a garantire e a non interferire con le attività della Procura in questa ultima fase delle indagini. Da qui la decisione e la firma dell’ordinanza eseguita ieri mattina dalla guardia di finanza.

10 gennaio 2018

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Mauro Peverelli mpeverelli@corrierecomo.it


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