Nonostante qualche piccola frenata, la tendenza è chiara: l’euro prosegue imperterrito la sua risalita sul franco. Venerdì scorso un euro valeva 1,14 franchi, un cambio non molto lontano da quell’1,20 in vigore, sostanzialmente senza scossoni, fino alla fine del 2014. Fino a quando cioè la Banca nazionale svizzera, con un intervento a sorpresa, annunciò – erano i primi giorni del 2015 – di aver sospeso il sostegno alla valuta elvetica, lasciandola libera di oscillare secondo le logiche di mercato.
In un solo giorno il franco arrivò così alla parità con l’euro, con grande soddisfazione sia dei lavoratori frontalieri, che di colpo si sono trovati gli stipendi più alti del 20%, sia dei commercianti comaschi, della grande distribuzione in particolare, le cui merci divennero all’improvviso più convenienti del 20%.
Sui salari di molti frontalieri, in realtà, arrivarono poi i tagli degli imprenditori ticinesi che, proprio facendo leva sul rafforzamento del franco, alleggerirono gli stipendi dei lavoratori comaschi e varesini.
Ora, però, il super franco sta lasciando il campo al rafforzamento dell’euro. Se si osserva l’andamento del cambio euro-franco negli ultimi anni, si vede che fino all’inizio del 2015 oscillava attorno a quota 1.20, per poi precipitare verso la parità e da lì iniziare una lenta ma inesorabile risalita che, nonostante qualche sobbalzo, ha riportato la moneta elvetica a valori prossimi all’epoca precedente alla rivoluzione della Banca nazionale svizzera.
Venerdì, come detto, un euro equivaleva a 1,142 franchi. Un piccolo passo indietro rispetto al giorno prima, giovedì, quando aveva superato la soglia dell’1,15, stabilendo così il massimo dall’inizio del 2015 a oggi.
La marcia dell’euro sul franco prosegue dunque inarrestabile, rendendo più leggeri i salari e le rendite espressi in franchi, meno convenienti le merci comasche per gli svizzeri e ridando invece fiato agli esercenti d’oltreconfine, a partire dai gestori dei distributori di carburante.