Ottimismo unilaterale. Il forum per il dialogo tra Italia e Svizzera concluso ieri a Lugano dopo due giorni di lavori, non ha sciolto il nodo del nuovo accordo sulla doppia imposizione fiscale ai frontalieri. Né quello sul libero ingresso degli istituti di credito della Confederazione nel mercato italiano. L’unico a crederci è stato il consigliere federale Didier Burkhalter, il quale a pochi giorni dalla scadenza del suo mandato di ministro degli Esteri di Berna ha parlato di «segnali che la firma tra Svizzera e Italia possa avvenire entro la fine dell’anno». Quali fossero questi segnali e quanto forti, però, nessuno lo ha capito. Anche per la titubanza e la circospezione con cui il titolare della Farnesina, Angelino Alfano ha risposto ai giornalisti sullo stesso argomento: «Non voglio fornire date – ha detto il ministro degli Esteri italiano – nemmeno per ciò che concerne l’accesso delle banche e degli intermediari finanziari svizzeri al mercato italiano».
Peraltro, lo stesso Burkhalter, ai microfoni della Tv svizzera, aveva aggiunto una considerazione chiara, affermando: «L’esperienza ci insegna che bisogna essere prudenti».
Una prudenza del tutto consigliabile, dato che il voto parlamentare con cui le Camere dovrebbero dare il via libera definitivo all’accordo è, in questo momento, difficilmente pronosticabile.
Burkhalter e Alfano si sono incontrati a Lugano lunedì scorso nella giornata inaugurale del Forum per il dialogo organizzato dalla rivista Limes e da un gruppo di imprenditori di entrambi i Paesi. Un appuntamento giunto alla quarta edizione e nel quale si è discusso di argomenti quali la promozione della lingua italiana e le politiche di sviluppo industriale.
Il faccia a faccia tra i due ministri sulla materia fiscale non era in realtà in programma. Non ve n’è traccia infatti né sui siti ufficiali della Farnesina né sui vari messaggi social postati dallo stesso Alfano e dai suoi collaboratori prima, durante e dopo l’incontro di Lugano. La nuova intesa sulla doppia imposizione fiscale dei frontalieri, com’è noto, è stata siglata da tempo (il 23 febbraio 2015) ma non è mai approdata nel Parlamento italiano. Al contrario, sia il Consiglio degli Stati (la Camera alta di Berna) sia il Consiglio nazionale (la Camera bassa) hanno già votato l’accordo. Il Consiglio degli Stati nel marzo del 2016 con 42 voti a favore e nessuno contrario, il Consiglio nazionale addirittura a dicembre 2015. La questione, come si suol dire, è tutta nelle mani della politica italiana. Dove al momento rimane assolutamente bloccata.