L’obbligo di presentazione del casellario giudiziale è e resta il problema principale che impedisce una positiva (e rapida) conclusione dell’accordo fiscale italo- svizzero. E a nulla è servita la decisione del Consiglio di Stato di “abolire” la misura. Il 7 giugno scorso, tra le polemiche feroci di Lega e Udc – i due partiti ticinesi più ostili ai frontalieri – e con il voto contrario di entrambi i ministri leghisti, il governo cantonale aveva stabilito che l’obbligo sarebbe cessato automaticamente una volta ratificata l’intesa fiscale.

Una mossa che, in Ticino, praticamente tutti ritenevano sufficiente. Ma che il governo italiano giudica invece non soltanto inutile, quanto addirittura controproducente. In un’intervista rilasciata ieri al Giornale del Popolo, uno dei tre quotidiani ticinesi, l’ambasciatore di Roma nella Confederazione, Marco Del Panta, ha detto in modo chiaro che il casellario rappresenta tuttora un ostacolo gigantesco. Per ratificare in Parlamento l’accordo fiscale, ha detto Del Panta, «l’Italia ha posto due condizioni che non sono state ancora interamente soddisfatte». Una di esse è, appunto, «la fine delle discriminazioni in Ticino verso gli stranieri». A partire proprio dalla richiesta del casellario giudiziale per il rinnovo dei permessi di lavoro frontaliero e per le richieste di domicilio.

«Per il casellario – ammette l’ambasciatore – c’è stato un importantissimo passo in avanti con la dichiarazione politica presa dal Consiglio di Stato ticinese». Questa dichiarazione, però, «condiziona» la fine dell’obbligo di presentazione del casellario «alla firma dell’accordo, così de facto invertendo la condizionalità posta dal nostro ministero dell’Economia e delle Finanze». Le buone intenzioni, fa capire Del Panta, non bastano. E non si può chiedere all’Italia di ratificare l’ac – cordo subordinando a questo voto la decisione sul casellario. «Non è l’Italia che sta facendo melina – ha concluso nella sua intervista l’ambasciatore – in realtà siamo noi a essere in attesa».

Da. C.