Il tema dei frontalieri e della loro tassazione rimane caldissimo. Giovedì i direttori dell’Inps di Como e di Varese hanno avuto un incontro con i rappresentanti sindacali. Si è respirato un “atteggiamento propositivo”, come spiega in una nota la segretaria della Cisl dei Laghi, Adria Bartolich, che è favorevole all’apertura di un tavolo, al quale si sieda però anche la parte svizzera.
«Sul tema della partita fiscale non abbiamo preclusioni o pregiudizi – spiega Adria Bartolich – ma l’accordo dovrebbe quantomeno avere una gradualità attuativa compatibile con gli impegni finanziari in modo da non danneggiare in modo irreversibile le famiglie dei frontalieri (ad esempio per i mutui decennali o più)».
La Cisl si sta impegnando affinché nell’accordo sia prevista come contropartita la rimozione di tutti gli atti discriminatori e del damping salariale che i frontalieri stanno subendo in particolar modo negli impieghi a media o bassa professionalità.
«I frontalieri non possono essere continuamente messi discussione sotto tutti i piani», spiega la segretaria della Cisl.
A fronte di un trattamento economico molto più favorevole rispetto ai colleghi che lavorano in Italia, i frontalieri sono meno tutelati e hanno prospettive per il futuro decisamente incerte.
«Dal punto di vista della Svizzera l’aumento della tassazione equiparata a quella italiana, consente di limitare la presenza di lavoratori italiani sul suo territorio – scrive Adria Bartolich – le trattenute più alte nello stipendio finiscono per fare diventare il lavoro oltreconfine svantaggioso, e quindi di ridurre il numero dei frontalieri».
«Dal punto di vista dello stato Italiano invece, c’è un incremento certo di entrate. Ricordo che i lavoratori frontalieri, con i ristorni del 38,8 % delle tasse della Svizzera che vengono versati ai Comuni di frontiera – aggiunge – hanno contribuito non poco alla realizzazione di opere importanti per le comunità locali. Sempre dai frontalieri proviene anche una quota di finanziamento per le provincie di Como e Varese, che sono le province dalle quali la maggior parte di loro proviene».
Il serbatoio di posti di lavoro in Svizzera ha inoltre consentito di ridurre l’impatto della crisi economica nei territori di confine. Negli ultimi vent’anni non son mancati esempi virtuosi di collaborazione, dalla Regio Insubrica, ai piani Interreg e alle convenzioni tra Italia e Svizzera.
«All’atteggiamento protezionistico della Svizzera non può corrispondere quello da cassiere dello stato italiano», dice sempre la segretaria della Cisl dei Laghi.
P.An.