Panorama di Bellagio

Lario, terra di fusioni. Comunali. L’aggregazione di paesi piccoli e piccolissimi piace sempre di più in provincia di Como, dove negli ultimi anni sono stati ben 7 i processi di unificazione andati in porto: San Siro, Gravedona ed Uniti, Bellagio, Tremezzina, Colverde, San Fermo e Alta Valle Intelvi.
Nonostante un interludio non troppo felice e 4 clamorose bocciature nelle urne (Porlezza, Menaggio, Pianello e Faloppio), l’idea di razionalizzare la “geografia” delle amministrazioni locali non si è fermata. Anzi, è persino cresciuta. E nelle prossime settimane la Regione Lombardia darà il via libera al percorso referendario per tre nuovi macro- comuni: nel primo bacino del Lago vorrebbero fondersi Cernobbio, Moltrasio e Carate Urio; in Valle Intelvi proveranno la carta dell’unità San Fedele, Castiglione e Casasco; e nella zona a ridosso del confine, verso il Varesotto, lo stesso faranno Rodero, Albiolo e Valmorea.

Luca Gaffuri

Ieri pomeriggio, la commissione Bilancio del consiglio regionale ha nominato Luca Gaffuri relatore del provvedimento relativo a questi ultimi progetti di fusione. L’esponente Pd già in passato aveva svolto un incarico analogo.
«Mi sembra che sia un percorso di razionalizzazione ormai ineluttabile – dice Gaffuri – anche perché è l’unico modo per assicurare pari diritti ai cittadini dei Comuni più piccoli». Le fusioni piacciono in particolare sul Lario. «È vero – conferma Gaffuri – questo accade anche per i buoni riscontri che si hanno dalle esperienze avviate. Senza dimenticare ovviamente l’importanza di incentivi e maggiori risorse economiche che arrivano ai Comuni una volta approvata la fusione».

Una immagine invernale di San Fedele Intelvi

Le aggregazioni funzionano nonostante dalla Regione non giungano più risorse finanziarie dedicate. «È rimasta soltanto una forma di premialità sui bandi – aggiunge Gaffuri – d’altronde, la Lega Nord è sempre stata scettica su questi processi e tale rimane. La legge lombarda cerca di ostacolare in tutti i modi il percorso di aggregazione, non dimentichiamo che persiste l’obbligo della doppia unanimità nel referendum confermativo: serve il sì della maggioranza dei cittadini e di tutti i Comuni interessati».