Una figura “umanistica” di artista-artefice difficilmente etichettabile, Ico Parisi. Che fu architetto e designer ma anche fotografo, regista cinematografico, pittore e artista insomma a 360 gradi. Tante figure insieme, che per essere collocate storicamente richiedono una narrazione che stabilisca precisi limiti cronologici e tipologici. Parisi (Palermo 1916 – Como 1996) è stata una delle figure di particolare rilievo della cultura del ’900.

Già attivo presso lo studio Terragni nel 1936, operò come architetto, designer e “uomo delle utopie” con proposte provocatorie e ironiche. All’archivio Parisi sta lavorando da anni con passione la comasca Roberta Lietti, collezionista e gallerista oltre che studiosa del nostro Novecento artistico. Il catalogo del design di Parisi in due volumi ha appena messo un punto fermo con il primo volume che Silvana editoriale pubblica con versione bilingue in inglese. La catalogazione in corso racconterà un Parisi in gran parte inedito.

Il primo tomo comprende un arco temporale che va dalle prime esperienze degli anni ’30 fino al 1960 circa (biografia completa, 600 schede d’arredi, ecc.). . Il ritratto di Parisi che esce dal volume è quello di uno dei maggiori artefici del cambiamento di stile nell’arredamento italiano dell’immediato dopoguerra. Personaggio eclettico, artista “rinascimentale”, come il genio lariano definiva se stesso, si è distinto per l’incessante ricerca di coniugare architettura e arti nella loro pluralità.

Questo volume, dedicato alla sua attività di designer, si propone di ordinare, per la prima volta in modo esauriente, l’eccezionale corpus di mobili e complementi disegnati da Parisi, dalle prime esperienze con gli artigiani canturini negli anni della guerra fino alla produzione industriale degli anni Sessanta. Mobili come tavoli, sedie e arredi vari che oggi vengono contesi a suon di decine di migliaia di euro in molte aste d’arredamento internazionali. Parisi è insomma diventato un nome che conta nel jet set del design mondiale.

Il catalogo appena apparso in libreria è la seconda bella notizia di questi ultimi mesi dopo la bella mostra curata dalla stessa Roberta Lietti e Marco Romanelli, “Ritrovare Ico Parisi” alla Villa Reale di Monza fino al 19 marzo in collaborazione con l’Archivio del Design di Ico Parisi e con il Triennale Design Museum. L’altra faccia della medaglia, che si spera presto di rendere luminosa, è quella dell’archivio Parisi che va detto, non è ancora tutto catalogato. Per una fase della catalogazione ci si era avvalsi di una collaborazione, ma l’ente pubblico ha sempre più difficoltà a dare incarichi esterni.

Il Comune di Como si era impegnato a risolvere la situazione, finora senza risultati eclatanti. Sarà uno dei punti in agenda nella prossima amministrazione. Questa la storia dell’archivio in sintesi. Nel 2006 il fondo Parisi venne presentato con una mostra, un seminario (e con l’inaugurazione della nuova sala a lui dedicata a Palazzo Volpi). L’archiviazione dei documenti venne iniziata nel 1988 dallo stesso Ico e dalla moglie Luisa Parisi. Nel 1990, Parisi depositò alcuni lucidi e disegni nella Galleria Civica di Modena, allora diretta da Flaminio Gualdoni (oggi curatore della mostra “Ritratti di Città” a Villa Olmo). Nel maggio del 1995 l’Archivio venne trasferito nella Pinacoteca Civica di Como e all’inventario dei materiali lavorò lo stesso artista, fino alla morte. Si prevedeva di concludere entro il 2007 la schedatura di oltre 3mila oggetti.