© Foto Antonio Nassa

Alla notizia, la mente è volata subito al 23 giugno 1945. Lì, dalla rupe del Pizzo di Cernobbio, il suo corpo sarebbe stato gettato nelle acque del Lago di Como. Non c’è certezza, se non che la “Gianna”, ovvero Giuseppina Tuissi, partigiana della 52esima Brigata Garibaldi “Luigi Clerici”, proprio quel giorno scomparve nel nulla per non essere più ritrovata. Era la collaboratrice del partigiano Luigi Canali, il capitano “Neri”, pure lui finito nel nulla. L’ipotesi è che ci fosse l’esigenza di far sparire testimoni scomodi dei fatti di Dongo. Ma quel punto del Lago di Como, tra Villa d’Este e Villa Pizzo, era in realtà spesso utilizzato per esecuzioni sommarie dell’una e dell’altra parte, prima durante e dopo l’armistizio e nei giorni della guerra civile. Da quella rupe, insomma, di storia a tinte nere e cupe ne è passata molta.
Richiudiamo in un armadio il volo di fantasia della mente e veniamo ai giorni nostri.
La scorsa settimana dei sub in arrivo da Verbania, nel corso di una immersione proprio sotto la rupe del Pizzo, hanno avvistato dei resti umani. Non un corpo, molto meno.
Mezzo teschio e una rotula, oltre a baionette, coltelli, accette e ordigni. Tornati a galla, i sub hanno raggiunto la caserma dei carabinieri per raccontare quanto avevano scoperto.
E ieri, partiti da Genova, i sommozzatori dell’Arma sono giunti sul Lago di Como per ispezionare il fondale.
In effetti, a una quindicina di metri dalla superficie del Lario, in un punto tra l’altro dove i lago scende a notevole profondità, ecco comparire il teschio e la rotula. Le ossa umane sono state recuperate e portate a riva. La segnalazione è stata subito girata alla Procura della Repubblica di Como che ora dovrà decidere cosa fare e se, come è presumibile, verranno disposti accertamenti sulla datazione dei reperti. Tra le ipotesi al momento sul tavolo, c’è anche quella fantasiosa con cui abbiamo aperto. Ovvero che possa trattarsi effettivamente di un corpo gettato nel lago dopo un omicidio nei giorni a cavallo tra conflitto e guerra civile.
I sommozzatori dei carabinieri oggi saranno di nuovo sotto la rupe del Pizzo di Cernobbio per effettuare una nuova immersione alla ricerca di ulteriori reperti da consegnare nelle mani di un anatomopatologo.
Ovviamente tra le ipotesi c’è anche quella di un decesso avvenuto negli anni seguenti, forse a causa di un gesto estremo. Di certo quel mezzo teschio e quella rotula, ritrovati al momento senza altre ossa accanto, fanno pensare a una lunga permanenza degli stessi nelle acque del Lago di Como. Anche se solo le indagini potranno tentare di fare luce su quello che al momento rimane un assoluto mistero che, proprio in quanto tale, si presta a ogni azzardo.