gino_francesco_paresce_autore_smallL’AUTORE
Gino Francesco Paresce, in arte “Onig”
Gino Francesco Paresce, alias “Onig” (nella foto, click per ingrandire), è pittore, vignettista e caricaturista.  Di origini milanesi, vive ad Albese con Cassano. Laureato in Lettere, ha lavorato in campo editoriale e in ambito scolastico. Sue opere si trovano in esclusive collezioni private italiane e straniere. La sua pittura si colloca tra disciplina geometrica e liberazione lirica, tra laboriosa ispirazione e realizzazione astratta, tra divertissement e ricerca, colori squillanti e tonalità suggerite. Fino al prossimo 11 maggio, la sua mostra “Geometrie variabili” sarà visitabile presso il centro civico “Fabio Casartelli” di via Roma ad Albese con Cassano.

 

gino_francesco_paresce_opera_smallL’OPERA
Un dialogo ironico tra geometrie e colore
Katia Trinca Colonel
«In generale il colore è un mezzo per influenzare direttamente un’anima. Il colore è il tasto. L’occhio è il martelletto. L’anima è un pianoforte con molte corde. L’artista è la mano che, toccando questo o quel tasto, fa vibrare l’anima. È chiaro che l’armonia dei colori è fondata solo su un principio: l’efficace contatto con l’anima. Questo fondamento si può definire principio della necessità interiore». Così Vasilij Kandinskij, ne Lo spirituale nell’arte, definiva il suo concetto di pittura quale ponte gettato tra il dentro e il fuori, l’anima e la percezione, il colore e il sentire. Nelle opere del maestro dell’Astrattismo, l’incontro tra figure, segni e colore tesse una rete di significati cui l’osservatore è sottoposto. Un dialogo cromatico e geometrico, tra l’artista e il fruitore dell’opera, a volte stimolante, giocoso e divertito, a volte drammatico, profondo, sconcertante a seconda della “necessità interiore” di ciascuno.
Nei lavori di Gino Francesco Paresce, conosciuto nel mondo dell’arte con lo pseudonimo di “Onig”, colore, geometrie, situazioni metafisiche e inganni della prospettiva tessono un dialogo con lo spettatore, che a volte spiazza, stupisce, diverte, mentre altre volte, semplicemente, allude.
“Aspettando i barbari” (nella foto) è un racconto su tre livelli che si può leggere con il vocabolario dell’ironia (i colori sgargianti, le pose fumettistiche degli edifici) o con quello del divertito stupore: una città sull’orlo di un surrealistico tracollo, un sinistro fumo nero che si leva nel cielo al tramonto e, soprattutto, in primo piano, quell’acqua di lago che pare inghiottire, anziché carezzare, le case. Va detto, la passione per l’immagine umoristica (Paresce è anche vignettista e caricaturista) è un affluente che nutre come una costante una pittura spesso fatta di gioco, musicalità e ritmo tessuti con il colore. Alcuni titoli delle opere che confluiscono nella galleria di “Lario ad arte” –  Il lago fra le case, La tempesta, Morgana, Nuova geografia, Un muro ci divide,  Ville bianche – sono pezzi che vanno a comporre  un puzzle che Gino Paresce fa oscillare tra romanticismo e ironia, con l’acqua che si intravede appena attraverso un oblò, palizzate di forme a coprire l’orizzonte di blu. Simboli di muri che separano mondi. E non solo metaforicamente.

GALLERIA  (clicca su una immagine per visitare la Galleria)