I numeri, talvolta, dicono molto più delle parole. Anche se restano freddi, senza commento.
Prendiamo ad esempio i numeri dei musei civici comaschi. Cinque strutture (ma due sono accorpate tra loro) nelle quali tra gennaio e luglio di quest’anno, è entrata complessivamente ogni giorno una media 140 persone. Poco meno di 18 per ogni ora di apertura.
Lo scorso anno, nello stesso periodo, erano 152. Una manciata in più. Che non cambia lo scenario. Fatto di pura desolazione. Perché a questi numeri ne vanno accoppiati altri. Quelli delle presenze turistiche, tanto per dire. Nella sola città, i soli pernottamenti in albergo hanno sfiorato, tra gennaio e luglio le 300mila unità. Non parliamo dei torpedoni dei vacanzieri mordi e fuggi. E di tutti coloro che scelgono il lago e Como per una gita fuori porta dal Milanese o dall’Alta Brianza.
Un popolo. Che ignora, nella sua quasi totalità, i musei cittadini.
Perché? La domanda si ripete da anni. Le risposte latitano. E, nel frattempo, le sale espositive si svuotano. Anche quelle che sembrava potessero resistere meglio all’indifferenza di turisti e cittadini. Il Tempio Voltiano, da un anno all’altro, ha perso sinora quasi il 20% dei visitatori.
Eppure, è il museo più visibile, più conosciuto e più accessibile della città. Un luogo di un certo interesse, in cui è conservato ed esposto un pezzo importante di storia della scienza.
Una cosa però è chiara. Non sono i musei ad attrarre gente in città.
L’ex assessore alla Cultura, Luigi Cavadini, sostiene una tesi radicale: «A Como servirebbe un museo nuovo, una struttura moderna che abbia grandi spazi espositivi ma sappia offrire ai visitatori anche altri servizi: ristorazione, caffetteria, bookshop, e altro ancora». Qualcosa che non c’è. E che sembra pure difficile da collocare.
Ma i musei di Como non hanno nemmeno una guida da anni. Da quando – era ancora in carica il sindaco Stefano Bruni – il direttore Lanfredo Castelletti andò in pensione. «Ho sottolineato questo problema dal primo momento in cui misi piede in giunta – dice ancora Cavadini – purtroppo non siamo riusciti a trovare una soluzione».
Da. C.