| Bene Lario e Claino, viaggio nei paesi del non voto |
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| Giovedì 01 Aprile 2010 | |||
L’astensionismo sfiora il 60%. «Non ci sentiamo rappresentati. Alla fine non cambia mai nulla»L’ultimo bar ha chiuso i battenti ormai due anni fa. Negozi non ne esistono. Passeggiando per il centro storico nessun rumore turba la quiete di Bene Lario, piccolo paese ai piedi del monte Galbiga in Val Menaggio. Il comune, abitato da poche centinaia di persone, è balzato agli onori della cronaca dopo le recenti elezioni regionali a causa dell’altissima percentuale di astensionismo, che sfiora il 60%. Solo il 43,46% degli elettori si è infatti recato alle urne. Su 398 aventi diritto hanno votato in 173. E, come in molte altre piccole comunità disseminate lungo il lago, ha trionfato la Lega Nord. Ben 20 cittadini – i votanti di Bene Lario hanno espresso solo in 38 casi la preferenza – hanno scritto sulla scheda il nome della sorpresa Dario Bianchi, il nuovo consigliere regionale del Carroccio che ha ricevuto in tutta la provincia 9.865 voti. Inoltrandosi tra le strette viuzze del paesino il tempo sembra essersi fermato. Per le strade del centro ci si imbatte in contadini con la zappa in mano e sull’uscio delle case spuntano arnesi per il lavoro nei campi. Cani e gatti sono gli indiscussi padroni della bella piazzetta centrale dove campeggia un cartello di divieto d’accesso per i trattori. Sul muro di un vecchio edificio, scrostato e quasi invisibile si intravede il simbolo della Fiamma Tricolore. Ma a Bene Lario i pochi elettori hanno decretato il trionfo della Lega. «Sono uno dei tanti che non hanno votato – dice Michele Cassiani Ingoni – Non mi sento adeguatamente rappresentato. I politici non si interessano dei problemi della gente. E poi in campagna elettorale io qui non ho visto proprio nessuno. Dove sono le persone che dovrebbero rappresentarci in Regione? Di qui non sono passate». C’è anche chi, pur sforzandosi, alla fine ha deciso di non rinunciare al diritto di voto. «Sono stata combattuta fino all’ultimo. Sono ormai molto delusa dalla politica – afferma Giuseppina Sanpietro – Ci sono troppe votazioni, troppa confusione. E alla fine non cambia mai nulla». Mentre un addetto rimuove da una bacheca comunale il manifesto con tutti i nominativi dei candidati alla Regione, una signora di passaggio si ferma per un commento. «Anche io, come molti altri compaesani, non ho votato – interviene Marialuisa Del Bono - Sinceramente non sono delusa tanto dal nostro Comune ma in generale dall’atteggiamento dei politici». C’è ovviamente chi invece si è recato alle urne. «Certo che ho votato. La delusione per quello che succede spesso ti fa passare la voglia – conclude Germana Capelli - Ma alla fine non me la sono sentita di non esprimere la mia opinione». A pochi chilometri da Bene Lario, seguendo le sponde del lago di Lugano si arriva a Claino con Osteno, altro comune “astensionista”. In questo caso sui 616 elettori del paese hanno votato in 269, il 43,66% degli aventi diritto. Anche qui primo partito è risultato la Lega. Con 87 voti complessivi e 21 preferenze al mattatore Dario Bianchi. Un voto lo ha preso anche Forza Nuova. «Ho votato ma tanto non serve a nulla – esordisce Gianfranco Botta – Ci sarebbe molto da fare. A partire dalle strade da sistemare. Ma la situazione rimane sempre uguale». Scetticismo che si trasforma spesso in disillusione. «Non sono andata al seggio – ammette Elisabetta Ricci – Non mi interessa più». E mentre ai tavolini in riva al lago iniziano a comparire i primi turisti, parlando con i residenti la risposta rimane invariata. «Non ho assolutamente votato – sottolinea Daniele Invernizzi del “Bar del Porto” – È da tanto tempo ormai che non lo faccio. Non ha alcun senso. È una perdita di tempo. Alla fine fanno soltanto ciò che vogliono». Anche a Claino con Osteno c’è però chi crede ancora nell’importanza del voto. «Certo che ho espresso la mia preferenza – conclude la serie di interviste Giuseppe Invernizzi – Non dico per chi ma sicuramente questo è l’unico modo che ci è rimasto per tentare di far sentire la nostra voce. Se non lo facciamo, non dobbiamo poi lamentarci di come vanno le cose». Fabrizio Barabesi
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L’astensionismo sfiora il 60%. «Non ci sentiamo rappresentati. Alla fine non cambia mai nulla»
