| «Depressione e ansia sono i disturbi più frequenti» |
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| Martedì 05 Aprile 2011 | |||
Parla Gabriele Stampa, psichiatra e psicoterapeuta impegnato sul territorio«La psichiatria deve riflettere e fare autocritica. Le teorie e la tecnologia su cui si basa una diagnostica sempre più raffinata non forniscono tutte le risposte. I quesiti di fondo dell’uomo restano insoluti. Dobbiamo riscoprire la sana vecchia filosofia che si occupava dell’esistenza a trecentosessanta gradi». Gabriele Stampa, classe 1955, sposato e padre di tre figli, psichiatra e psicoterapeuta a Como, non rinuncia a lanciare un sasso in piccionaia. Lo fa con la passione per un “mestiere” iniziato trent’anni fa e che lo porta quotidianamente a contatto con la sofferenza più difficile da raccontare. Lo fa senza la spocchia dello “strizzacervelli”, al termine di una chiacchierata che prende spunto dalla Giornata Mondiale della Salute prevista il 7 aprile e dedicata quest’anno alla salute mentale. Stampa ha una storia professionale importante sul territorio. Ha gestito ambulatori dislocati in diverse zone del Comasco. Ha lavorato all’ospedale psichiatrico, durante gli ultimi tre anni di vita del San Martino: «C’erano ancora 500 ammalati - ricorda - e la nostra è stata l’ultima struttura del genere in Italia a chiudere ». Ha sperimentato iniziative come il “Centro Crisi”, un servizio aperto per 12 ore al giorno e a disposizione di tutte le realtà locali per problemi di tipo psicologico e psichiatrico. Nel 2004, infine, ha “inventato” sul campo un Centro che si occupa dei disturbi della condotta alimentare, in parte ambulatoriale (nel vecchio Sant’Anna) e in parte residenziale, attualmente ad Asso. Salute mentale: è vero che siamo tutti in bilico? «Non esiste una netta linea di demarcazione tra normalità e anormalità. Spesso è complicato stabilire quando una serie di questioni diventano malattia. La dimensione problematica è presente in tutti e, a volte, può superare un limite di difficile definizione che ha valenze fortemente soggettive e culturali». È un fatto che voi medici del settore avete sempre più lavoro... «... Noi medici e tutti gli operatori della salute mentale: educatori, assistenti sociali, infermieri. Basti dire che il 10-15% della popolazione generale soffre di disturbi psichici seri, che necessitano di interventi psicoterapeutici o farmacologici. In Italia sono 6-7 milioni di persone. Il limite di cui parlavamo prima è facilmente superabile. È soggettivo, ha a che fare con vari fattori, quali il grado di sopportazione dello stress, la visione della luce del futuro, anche se non manca una componente organica». Ci sono sintomi che costituiscono campanelli d’allarme, come accade con altri tipi di disturbo, prima che la malattia sia più difficile da curare? «È certamente più complicato riconoscere un’anomalia della mente che del corpo. Esistono campanelli d’allarme soggettivi: situazioni di angoscia, ansia, tristezza, difficoltà esistenziale, irritabilità, sintomi che perdurano nel tempo. Chi ne soffre e coloro che sono vicini a queste persone ne hanno la percezione. Il problema è decidere di chiedere aiuto». Da questo punto di vista resiste la vergogna di ammettere questo tipo di patologia, lo “stigma”, come lo chiamate voi. È sempre difficile trovare il coraggio delle cure? «Sì, lo è per la paura di raccontarsi e di mettere a nudo ciò che è più intimo. Un aiuto dipende da noi medici e operatori, dalla nostra capacità o meno di creare rapporti forti e improntati a grande umanità, oltre che a competenza e professionalità. È anche importante che i servizi sul territorio facciano rete, che avvenga una contaminazione con le realtà educative. Questo concorre a una “sdrammatizzazione” e a ridurre lo stigma». Qual è il disturbo mentale più ricorrente? «Sono due. Quelli depressivi e quelli d’ansia. I primi fanno sostanzialmente capo alla depressione maggiore e alle reazioni depressive, frequentissime. Tra quelli d’ansia penso agli attacchi di panico, alle fobie, ai disturbi somatoformi che comportano somatizzazioni. A questi due ambiti aggiungo il grande aumento delle dipendenze: tossicodipendenze, alcolismo, gioco d’azzardo, sesso, ma anche nuove dipendenze da computer, da cellulare, cioé tecnodipendenze». E il disturbo più subdolo? «Alcuni disturbi psicotici, deliranti, frequenti e mal riconosciuti. Persone che sembrano “solo” sospettose o gelose e celano vere e proprie malattie. Sembrano caratteristiche della personalità e poi vanno ben oltre. Un’altra situazione frequente è la mania della pulizia e dell’ordine che precede il disturbo ossessivo». Tra i più giovani quale disagio prevale? «Le dipendenze vecchie e nuove. Un tempo l’eroina era usata per il ritiro sociale. Adesso cocaina e sostanze chimiche sono assunte per trovare un posto nella società. Estremizzano prestazioni che sono richieste. Lo stesso vale per l’alcol prima di entrare in discoteca o allo stadio. Sono tentativi di autocura per farcela, di risposta a una società che estremizza anche il divertimento e che, pure nel lavoro, chiede sempre di più, spinge, è individualista. E i giovani sono le persone più in difficoltà. Le sostanze placano il loro disagio». Qual è la fascia di età più difficile da curare? «Quella degli adolescenti. Vivono un periodo di grandi turbolenze. Non sono più fanciulli, non sono ancora adulti. Curarli è come aggiustare una nave in acqua mentre c’è tempesta, anzichè tirata a riva e sui cavalletti». Racconti un episodio da cui è rimasto particolarmente colpito nel corso della sua attività. «Ne racconto due. Quello di un minorenne vicino alla maggiore età, che tentava costantemente di uccidersi come se ne avesse un bisogno compulsivo. Dopo molti tentativi di curarlo, quando ha raggiunto la maggiore età si è deciso, d’accordo con la famiglia, di seguirlo a casa, consapevoli dell’alto rischio che ciò comportava. Dopo qualche tempo si è gettato da un ponte. È stata una grande sconfitta. Abbiamo tentato di farlo vivere, di rendergli vivibile l’esistenza. L’alternativa era soltanto farlo dormire. Fortunatamente ci sono finali meno tragici, Penso a una ragazza anoressica da 10 anni, che seguiamo da 7. È stata più volte in punto di morte, è stata salvata già in arresto cardiaco. Oggi si appresta a riprendere il lavoro, è una donna “normale”, con ciclo mestruale e normopeso». Marco Guggiari
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