Una vita con il presepe: «Così cerco il senso dell’esistenza» Stampa E-mail
Martedì 20 Dicembre 2011
A casa del comasco Nando Frigerio, appassionato cultore della Natività
«Il presepe era stabilito nel contratto di matrimonio». La moglie di Nando Frigerio se la cava con una battuta, simpaticamente rassegnata com’è - ormai da 45 anni - alle imprese del marito, appassionato cultore di rappresentazioni della sacra Natività.
Frigerio, classe 1935, ha appreso l’arte un po’ alla volta, fin da bambino. E ha perpetuato una tradizione che risaliva al padre, al nonno e, forse, ancora più indietro nel tempo alle radici in cui affonda la sua famiglia d’origine. Così, prima di pronunciare il fatidico sì, è stato per lui naturale chiedere alla futura sposa se fosse disposta ad accettare anche questo impegno  che avrebbe avuto inevitabili riflessi casalinghi per via di certi invasivi allestimenti (un locale dell’appartamento viene, di fatto, parzialmente “smontato” per un mese all’anno).
Il risultato ha comunque dato ragione alla coppia: nozze durature e di successo e presepe da ammirare ogni anno. Tranne uno, nel 1961, ma per cause di forza maggiore: l’ideatore dell’opera era infatti ricoverato in ospedale per i postumi di un incidente.
Signor Frigerio, com’è nata questa attività, che è certamente più di un semplice hobby?
«Da una tradizione di famiglia, nel 1946. Allora avevo undici anni ed ero affascinato dalle statue dei vari personaggi, tutte di legno a eccezione di un angelo, che erano state dipinte da mio padre».
Ha impiegato molto tempo a imparare quanto era necessario per seguire le orme di suo padre e di suo nonno?
«Mio padre faceva un po’ tutti i mestieri e io penso che chi impara a fare il presepe, in un certo senso apprende più lavori... Per esempio, bisogna essere piccoli elettricisti ed è un peccato che i giovani non si dedichino più alla rappresentazione della Natività. Imparerebbero prima a cavarsela e senza quasi accorgersene...».
A questo punto della chiacchierata, Nando Frigerio entra nel dettaglio dell’esperienza giovanile. «Nella chiesa di San Giacomo, a Como, mi hanno insegnato a lavorare su scenografie complesse. Ho imparato a creare l’illuminazione, utilizzando, si figuri, il motorino di un phon e una vaschetta riempita con soda caustica. Allora, però, la corrente era di 125 Volt...».
Frigerio abita in centro Como. Fino a una manciata di anni fa, assieme ad altri appassionati, provvedeva alla realizzazione del grande presepe nella chiesa di San Donnino. Adesso il suo impegno è tutto casalingo. E nell’appartamento dove vive non mancano certo altri presepi avuti in dono da amici e conoscenti.
C’è un soppalco appositamente dedicato al ricovero del verde e delle piante artificiali che contribuiscono all’ambientazione. C’è un ragguardevole numero di scatole complete di carta velina, recuperate da qualcuno che vi teneva bottiglie di liquori e destinate ad accogliere le statuine nel periodo in cui non sono utilizzate. Ci sono documentazione fotografica e libri sui presepi da cui trarre qualche ispirazione.
«Sa cosa diciamo - sospira la moglie - Chiediamo qual è la differenza tra un astronauta arrivato sulla Luna e Nando. E subito rispondiamo: “Nessuna. Tutti e due portano a casa sassi...».
La visita all’opera più recente - ogni anno cambia qualcosa nell’allestimento e nella sua posizione - è affascinante. Un interruttore accende le luci nelle case del presepe e fa partire un giradischi che diffonde una melodia natalizia.
Illustri tutto, signor Frigerio...
«Ecco qui. La capanna l’ho acquistata io a Ortisei, in Alto Adige... Vede il dromedario con la testa girata all’indietro verso il Bambino? Vede questa statua? È un guardastalla... Vede le case di legno? Un giorno, anni fa, è venuta una maestra con la sua scolaresca. Spiegava ai bambini: “Guardate le case dei poveri come sono illuminate. Quelle dei ricchi, invece, hanno le finestre chiuse perché dormono...».
Qual è il personaggio che preferisce, quello a cui è più affezionato?
«Senz’altro il pastore che indica con un dito la Natività. È lì che dobbiamo tendere».
Per lei che significato ha dedicarsi a questa passione?
«Per me fare il presepe, in un certo senso, è cercare il significato della vita. È un messaggio. Potrebbe essere anche una preghiera. A tutti vorrei dire: “Siate lieti”. Io, con il mio presepe, lo sono. Non so dirle altro».

Marco Guggiari

Nella foto:
Nando Frigerio, classe 1935, con il presepe prosegue una tradizione di famiglia (foto Fkd)
 

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