ELEZIONI COMO 2012


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«La moltiplicazione dei candidati è un fatto positivo» Stampa E-mail
Mercoledì 07 Marzo 2012













L’analisi - Politologi e sondaggisti non temono il caos

Mannheimer: «La gente ha voglia di partecipare»
Tredici candidati per un posto solo. Otto partiti, cinque liste civiche. Tutti contro tutti, almeno nel primo turno, perché a un eventuale ballottaggio pure Don Camillo e Peppone troverebbero un accordo per vincere. E poi dicono che Como sia una città tranquilla e sonnolenta. A giudicare dall’esercito di candidati sindaci alle prossime amministrative, si profila una delle campagne elettorali più animate dell’ultimo decennio. Per due motivi.
Il primo: in città è difficile trovare politici che promuovano l’operato dell’ultima amministrazione, la cui débâcle è rappresentata dal pasticcio del lungolago. Como è una città conservatrice, ma il centrodestra paga le difficoltà degli ultimi 5 anni.
Secondo: Palazzo Cernezzi, ora, è un condominio di separati in casa. Lega e Pdl corrono da soli (anche se il Pdl spera in un’alleanza in caso di ballottaggio). Pd e centrosinistra sono orfani della sinistra, che presenta un candidato autonomo, e della lista Per Como, i cui fondatori hanno deciso di correre in solitaria. Al centro, Fli e Udc non sono ancora riusciti a trovare un’intesa, quindi presenteranno probabilmente un candidato a testa. Poi c’è l’esercito delle liste civiche, alcune vicine al centrodestra, altre al centrosinistra, altre vicine solo a se stesse.
Tirando le somme, i candidati sono riconducibili a otto partiti o movimenti nazionali (Pd, Pdl, Lega Nord, Fli, Sinistra per Como che si rifà a Rifondazione Comunista, Forza Nuova, Udc e Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo) e cinque liste civiche (“Impegno per Como”, “Una città per tutti”, “Il Faro per Como”, “Adesso Como” e “Per Como”).
Voto polverizzato? Oppure i comaschi avranno finalmente un ventaglio completo di possibilità? Insomma, 13 candidati per una città con meno di 90mila abitanti significano confusione o ricchezza? L’abbiamo chiesto a tre esperti: analisti, sondaggisti e politologi.
RENATO MANNHEIMER
Tredici candidati per meno di 90mila abitanti sono «un fatto positivo» per Renato Mannheimer. È incoraggiante, aggiunge il politologo, «vedere che così tante persone vogliano partecipare attivamente al governo di una città». Secondo Mannheimer, quindi, la frammentazione delle candidature è un’opportunità: «In questo periodo stiamo passando da un’offerta vecchia a una nuova, che si configurerà nel dopo-Monti. Questo moltiplicarsi di candidati è non solo positivo, ma inevitabile».
Un commento, infine, sull’affluenza alle primarie del Pdl, ben sopra le aspettative dello stesso partito. Se si aggiungono i partecipanti alle primarie del centrosinistra, ci si accorge che 7mila comaschi hanno votato per scegliere il candidato sindaco. «Siamo in un momento di transizione - conclude Mannheimer - la gente lo capisce e manifesta voglia di partecipazione. La quale è, ovviamente, sempre benvenuta».
NICOLA PIEPOLI
«Tredici: il numero perfetto. A patto di non essere superstiziosi», ironizza Nicola Piepoli. Il quale, però, non sembra stupito dalla situazione comasca: «Ciascuno di noi pensa d’essere l’eccezione, l’anomalia. In realtà non è così. La politica è in subbuglio. “Incasinata”, direi. Ecco, quindi, perché queste situazioni si moltiplicano».
Per Piepoli, l’esercito di candidati comaschi indica che «la concezione bipolare della politica sta scomparendo». Tredici persone per una poltrona sono troppe? Si rischia di confondere l’elettorato? «Dipende dall’elettore – risponde Piepoli – i pessimisti vedranno solo confusione e si sentiranno disorientati. Gli ottimisti, invece, vedranno un ventaglio di scelte maggiore. Io sto con i secondi. E mi auguro che i comaschi vadano a votare con questo spirito».

Andrea Bambace

Nella foto:
Secondo gli esperti i comaschi hanno riscoperto la voglia di contribuire alla vita politica
 

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