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| Quell’officina della Brianza sulle sponde di Gadda |
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| Giovedì 14 Giugno 2012 | |||
Maestri della letteraturaIl libro Alle sponde del tempo consunto, di Maria Antonietta Terzoli, filologa e docente universitaria a Basilea, originaria di Erba, raccoglie diversi studi dedicati a Carlo Emilio Gadda, di cui sottolinea non solo la «coinvolgente prossimità topografica» dei luoghi narrati ma anche la naturalezza nel richiamare «parole e cose della nostra terra». L’opera fa seguito al libro della stessa Terzoli La casa della Cognizione, pubblicato nel 2005 e dedicato alla dimora di famiglia dello scrittore a Longone al Segrino, luogo centrale del capolavoro La cognizione del dolore. Il titolo del libro prende spunto da una metafora della scrittura formulata dallo stesso Gadda: «Ha reliquiato frusaglia più o meno inutile alle sponde del tempo consunto». Tra i pregi degli studi raccolti, l’esame del ruolo delle foto di famiglia e dei dipinti, l’accento sulla funzione determinante dell’esperienza di guerra dello scrittore, la ricostruzione dell’importanza della poesia, «preistoria della Cognizione», nella determinazione della sua impareggiabile «officina» letteraria. Paolo Di Stefano, scrittore e prestigiosa firma delle pagine culturali del “Corriere della Sera”, definisce il libro della Terzoli «un affresco, un itinerario attento lungo tutto il percorso gaddiano», evidenziando come esso metta a fuoco il rapporto inscindibile fra la scrittura e la vicenda autobiografica di Gadda. E, a proposito di emuli del “Gran Lombardo” nel paesaggio letterario brianzolo e lariano, commenta: «Non vedo “nipotini” di Gadda nella narrativa sulla Brianza. Resta isolato sulle sue vette, con la sua capacità di delineare personaggi e luoghi attraverso una lingua che non è mimetica, meramente riprodotta, ma elaborata, “aggiustata” in vista di straordinarie creazioni». Precisa tuttavia Di Stefano: «Oggi molti giovani raccontano le cose in modo interessante, frontale: più che alla Brianza penso a tutto il Nord Italia, dove certi scrittori hanno uno sguardo allucinato sul paesaggio fisico, e in particolare al nord-est, dove i passaggi antropologici sono stati più rapidi e cruenti». Quanto allo straordinario pastiche linguistico dell’Ingegnere «signore della prosa», Di Stefano, oltre al “nipotino” per eccellenza Alberto Arbasino, ricorda le sperimentazioni di Stefano Benni e Aldo Busi. Per tornare sulle sponde lariane, il critico vede invece più vicina all’esperienza di Piero Chiara l’opera di Andrea Vitali, il narratore di Bellano, collocabile, rispetto a Gadda, in un rapporto diverso, quasi opposto e molto meno sofferto, con la scrittura: «In Gadda non si perde mai di vista l’esperienza dei drammi autobiografici». Il poeta erbese Giampiero Neri da parte sua commenta così la figura dell’“Ingegnere”: «Sono un ammiratore di Gadda e in particolare della Cognizione del dolore. Non è solo destinato all’immortalità, ma ad avere ancora più lettori in futuro: offre ancora molto da scoprire. È vero che la sua prosa è difficile ma, come diceva Ezra Pound, è la bellezza ad essere difficile». Neri, da testimone diretto, rievoca la Brianza di quei tempi, offrendo un vivace scorcio sulle esperienze di villeggiatura dei giovani milanesi: «Ricordo l’ostilità che nutrivamo noi ragazzi per questi coetanei di città che sentivamo estranei. Noi nuotavamo “a spalla” o a rana e loro facevano un gran figurone nello stile libero, non ultimo presso le ragazze. Non mi meraviglia che Gadda si sia trovato a disagio fra noi “villici”: ricordo di aver letto di una sassaiola di cui fu oggetto passando in bicicletta vestito di bianco. I suoi “apprezzamenti” nei confronti di noi “indigeni” erano del tutto giustificati. A questo si aggiunsero per lui i tanti sacrifici legati alla casa di Longone, venduta poi in un momento sfavorevole». È questo l’ambiente del dolore autobiografico che lo scrittore trasfigura nella Cognizione, come evidenzia il primo dei saggi della professoressa Terzoli: la Brianza, luogo del romanzo, con una “spolveratura creola» assume le sembianze di una vaga terra sudamericana, ma si fa riconoscere pur fra lo straordinario e mobilissimo amalgama verbale con cui viene descritta: Gadda la richiama attraverso citazioni illustri – in primis, ironizzato alla lettera, il Manzoni - e poi termini tecnici, deformazioni toponomastiche - il Serruchon, il Seegrun, Pastrufazio per il Resegone, il Segrino, Milano - canoni lessicali del locus horribilis e della veduta amena. «Il ricorso a modelli illustri - conclude Maria Antonietta Terzoli - tiene sotto controllo i luoghi biografici, criptati come la loro denominazione». Intanto Adelphi prosegue nella pubblicazione delle principali opere gaddiane: dopo gli Accoppiamenti giudiziosi usciranno Le meraviglie d’Italia, L’Adalgisa ed Eros e Priapo, con edizioni rinnovate e con apparati critici aggiornati alle ultime scoperte della filologia. Giuliana Panzeri
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