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Tra passato e futuro la proposta di Terragni: «Pedonalizziamo l’area» Stampa E-mail
Venerdì 22 Giugno 2012
«Fu un grave errore togliere la pista per le gare di atletica»
Negli anni passati lo stadio Sinigaglia non era “ostaggio” solo del calcio. Nel 2004, all’interno della casa del Como, risuonavano le note della leggendaria Smoke on the water dei Deep Purple. Nel 2007 sbarcò in riva al lago anche il tour di Jovanotti. E, prima ancora, il mitico concerto di Claudio Baglioni. Poi più nulla. E in tanti, proprio ricordando il passato, ma soprattutto cercando di prevedere il futuro dello stadio Sinigaglia, si interrogano su cosa dovrà diventare questa struttura.
Impensabile conservare lo stadio nel cuore della città in uno stato di scarsa manutenzione, senza studiare alternative all’esclusivo utilizzo dell’impianto da parte della squadra di calcio.
«Sicuramente uno dei primi errori commessi, ovviamente a mio giudizio, è stato togliere la pista per le gare di atletica. Sarebbe stato importante continuare a utilizzare la struttura anche per eventi di vario genere – interviene Carlo Terragni, nipote del grande razionalista Giuseppe Terragni – È un complesso di pregio assoluto, che purtroppo nel corso del tempo è stato in parte lasciato decadere e in parte modificato».
Il riferimento è ai primi lavori compiuti nell’estate del 2002, quando la “Curva Azzurra” venne demolita e rifatta con una struttura provvisoria totalmente in tubi Innocenti. Intervento che portò la capienza da 3mila e 500 posti a 5mila.
«Lo stadio ha perso molto del suo fascino. Un tempo era spettacolare la visione che si godeva dall’interno come altrettanto suggestivo era il complesso nel suo insieme. Oggi non è più così», dice Terragni. Ulteriore triste conferma «l’ho avuta di recente quando sono salito in cima al Monumento ai Caduti e osservando lo stadio non ho potuto fare a meno di notare come sia ormai in uno stato pessimo - aggiunge - Un susseguirsi di “pezzi” assemblati senza molto senso. Uno stadio imbruttito. Non attira la gente».
Inevitabile parlare con l’illustre ingegnere di cosa si potrebbe ipotizzare per il futuro dell’area e della struttura.
«Certo la soluzione, spuntata anche in passato, di trasformare in un centro polivalente sarebbe perfetta – prosegue Carlo Terragni – Ma bisognerebbe capire anche le intenzioni del Calcio Como». Ma ci sono anche altre proposte.
«Si potrebbe creare, intorno allo stadio, una zona pedonale. Stop alle macchine. Via i parcheggi. Creiamo un’area verde dove le gente possa trascorrere il tempo libero. Sia per recarsi allo stadio, sia per passeggiare – conclude l’ingegnere Terragni - E, ovviamente, si potrebbe anche ipotizzare un recupero della struttura e una generale rivalutazione di un’epoca, quella in cui venne realizzato lo stadio che naturalmente ha collegamenti importanti con l’architettura esistente in numerosi edifici della città».
Sembra ancor più lontano il luglio del 1927 quando Lando Ferretti, l’allora presidente del Coni, visitando lo stadio dichiarò: «Non credevo di vedere una cosa così divinamente bella. Meraviglioso lo stadio, meravigliosa la località. La città di Como, compiendo quest’opera, si è portata all’avanguardia delle città italiane».

Fabrizio Barabesi
Nella foto:
Una spettacolare veduta dello stadio lariano
 

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