| Conetti: «Non basta raggruppare aree omogenee». Gli albergatori: «Alleanza solo tra Como e Lecco» |
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| Martedì 07 Agosto 2012 | |||
Secondo il prorettore dell’Insubria la “regione dei Laghi” manterrebbe i limiti istituzionali«Ben venga qualsiasi iniziativa che porti a una razionalizzazione e a un uso più omogeneo delle risorse disponibili. Ma una “macroprovincia” come quella che è stata di recente ipotizzata da Roberto Maroni sarebbe ancora una Provincia, con tutti i limiti istituzionali e operativi che questo assetto tuttora può comportare». Giorgio Conetti, il prorettore dell’Università dell’Insubria di Como, dove è professore ordinario di Diritto internazionale e Diritto delle Comunità europee, ha le idee chiare sulla proposta dell’ex ministro dell’Interno del governo Berlusconi, che la settimana scorsa in una intervista al quotidiano di Varese “La Prealpina” ha lanciato l’idea di riunire - in tutto sarebbero 2 milioni e 200mila abitanti - in un’unica, grande realtà amministrativa le Province di Como, Lecco, Varese e Sondrio in Lombardia con le vicine piemontesi di Novara e Verbano-Cusio-Ossola. Tutte Province oggi accomunate dal rischio di estinzione, perché non rispettano i parametri imposti dal governo tecnico diretto da Mario Monti per la sopravvivenza in forma autonoma, secondo la logica della ormai famigerata “spending review. La macroprovincia si chiamerebbe “Dei laghi” e dovrebbe avere, nei disegni di Roberto “Bobo” Maroni, caratteristiche di autonomia simili a quelle della provincia di Trento. Ma per Conetti è un paragone improprio: «Trento e anche Bolzano sono Province autonome per precise ragioni storiche - ricorda il professore dell’Università dell’Insubria - La loro autonomia è frutto di un compromesso ed è figlia di una vicenda che ritengo poco esportabile in altre realtà italiane. Sono a mio avviso un unicum per la loro particolare vicenda storico-istituzionale. Ribadisco, una Provincia, sia pure di grandi dimensioni, rimane una Provincia». «Detto questo, è augurabile che il dibattito si possa nutrire di proposte come quella di Roberto Maroni, se l’obiettivo è unire realtà omogenee per caratteristiche storiche e per caratteristiche sociali, come mi pare possa essere individuato nella “Provincia dei laghi” postulata dalla proposta dell’ex ministro dell’Interno. Va detto - aggiunge il prorettore dell’Insubria - che non si tratterebbe e non stiamo parlando qui di una riforma istituzionale ma di un raggruppamento di Province per rendere più razionale e omogenea la gestione del territorio, quindi all’interno del piano normativo vigente. La scelta deve andare ovviamente ai singoli enti territoriali chiamati in causa; auguriamoci che si possa operare con questo spirito di miglioramento della gestione di cui parlavo». Giorgio Conetti sottolinea insomma come il vero nodo del problema sia proprio la caratura istituzionale di tali aggregazioni, di cui, per ora, si discetta solo sulla carta ma scatenando i dibattiti estivi. Professore, l’assetto lanciato da Maroni fa venire in mente altre aggregazioni più “estreme”, come l’unione delle Province del Nord con il Canton Ticino per dar vita a una “macroarea” insubrica. Questo sì sarebbe radicale, ma occorre cambiare i confini dello Stato. «Sono ipotesi fantasiose che richiederebbero ben altri interventi istituzionali - commenta Conetti - Ma non è affatto escluso, anzi è auspicabile, che ci sia una forma di collaborazione e di cooperazione più marcata tra realtà di confine omogenee sul piano storico e su quello economico. Penso a un’entità sul modello basato su un protocollo d’intesa come la comunità di lavoro “Alpe Adria” (nata nel 1978 e sottoscritta da Baviera, Friuli-Venezia Giulia, Carinzia, Croazia, Austria Superiore, Salisburgo, Slovenia, Stiria, Veneto, ndr). Qualcosa comunque di più produttivo della attuale Regio Insubrica, che è di fatto un “fantasma”, qualcosa che funzioni secondo un modello comunitario tipicamente europeo. Ma stiamo comunque parlando di coordinamenti tra realtà individuali, in cui ogni “attore” è nell’esercizio delle sue competenze specifiche». Tastiamo adesso il polso dell’economia. Una macroprovincia che unisca più realtà territoriali nel segno di un’identità lacustre forte è un concetto che piace ad Andrea Camesasca, vicepresidente degli albergatori lariani nonché consigliere delegato per il Turismo della Camera di Commercio di Como. Sarebbe un incentivo al turismo? «Viviamo un momento di gravissima crisi, figlia di anni e anni di pessima gestione - dice il manager - e non invidio chi deve porre mano a questi problemi. Non è affatto facile affrontarli date la complessità e la gravità della situazione. Detto ciò, mi auguro solo che il “prodotto” Lago di Como si continui a vendere nella sua attuale situazione istituzionale e cioè con un forte dialogo, che ha radici storiche e culturali, tra Como e Lecco. Uno strappo, magari per sposare le vicende della città manzoniana a Monza, non sarebbe tollerabile e non sarebbe produttivo. E non vedo particolari affinità con il mondo del turismo varesino. L’alleanza strategica da tenere salda è dettata in agenda dal lago stesso: Como e Lecco devono stare insieme». Lorenzo Morandotti
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Secondo il prorettore dell’Insubria la “regione dei Laghi” manterrebbe i limiti istituzionali
