«I cartelli sono davvero pochi. Dobbiamo rimediare subito» Stampa E-mail
Domenica 19 Agosto 2012
L’assessore all’Ambiente
I comaschi lo sanno. Anche se spesso non resistono e si tuffano ugualmente, nonostante, ormai da diversi anni, le acque del primo bacino del Lago di Como risultino - in base alle analisi - inquinate.
Sono invece i turisti, ignari di tutto a causa della mancanza di cartelli di divieto di balneazione, quelli più esposti ai rischi per la salute che possono derivare da un tuffo nel Lario. L’unica indicazione chiara che proibisce i bagni si trova all’esterno di Villa Olmo, ma è scritta talmente in piccolo, in mezzo all’elenco di tutte le altre attività proibite, che si legge a stento.
«In effetti non esiste, in tutti i punti sensibili della città, un’adeguata cartellonistica - interviene l’assessore all’Ambiente del Comune di Como, Bruno Magatti - Dovremo sicuramente intervenire quanto prima. Ora, quindi, risulta difficile riuscire a spiegare, specialmente ai tanti stranieri, che il nostro lago è da ammirare e non utilizzare».
Intanto, per il futuro, l’obiettivo è uno solo. «Il vero traguardo è riuscire, nel più breve tempo possibile, a raggiungere la balneabilità del primo bacino. Sarà un lavoro duro ma dobbiamo impegnarci da subito per ottenere questo risultato», conclude l’assessore Bruno Magatti.

Fabrizio Barabesi
Nella foto:
Uno dei pochi cartelli che indicano il divieto di balneazione nel primo bacino
 

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