Una cancellata per il Monumento Stampa E-mail
Mercoledì 05 Settembre 2012
«Pronti a fare la nostra parte per riportare il Monumento ai Caduti in condizioni degne del suo significato e della sua storia». È una vera e propria sfida, quella che la sezione di Como dell’Associazione Nazionale Arma di Cavalleria (Anac) lancia a Palazzo Cernezzi e alla città di Como.
Tutto nasce da un comunicato che Giacomo Guarisco, ufficiale in congedo del 5° Reggimento Lanceri di Novara e Presidente di Anac Como, ha inviato in redazione per stigmatizzare lo stato di degrado in cui versa un monumento che dovrebbe rappresentare il “grazie” della città ai suoi figli caduti per la Patria, il riconoscimento per il loro sacrificio. Un comunicato scritto come se fosse la stessa torre disegnata da Antonio Sant’Elia e realizzata da Giuseppe Terragni a esprimere il proprio disappunto per essere stata messa nel dimenticatoio dai comaschi.
«Credevo di appartenere ai cittadini di Como, o almeno al Comune di Como, che dovrebbe pensare alla mia salute, ma mi ritrovo abbandonato dalle istituzioni», è il lamento che sale dalle pietre con cui il Monumento è stato realizzato nel 1933 e che provengono dalle stesse montagne del Carso che videro scorrere il sangue di così tanti fanti e alpini italiani e comaschi.
Lo stesso Sant’Elia sarebbe morto durante un tentativo di prendere Trieste.
Le sue ultime parole - “Stanotte si dorme a Trieste o in paradiso con gli eroi” - sono riportate in grande evidenza. Oggi, quando mancano ormai meno di un paio di anni alla celebrazione del centenario dello scoppio della Grande Guerra – l’Italia sarebbe entrata nel conflitto solo il 24 maggio 1915, ma la dichiarazione di guerra dell’Austria-Ungheria alla Serbia è del 28 luglio 1914 – i grandi blocchi di granito di Alzo, rivestiti di diorite d’Anzola, con incisi i nomi dei 650 comaschi caduti per l’ideale di Patria in cui credevano, portano evidenti i segni dell’incuria, del degrado, del vandalismo.
«Sono sporco, le mie povere pietre vengono imbrattate da imbecilli, i drogati ne approfittano per fare i loro porci comodi». Nella lettera non manca un attacco che il Monumento riserva per le istituzioni, sia pubbliche che culturali.
«Eppure noi un progetto per garantire la sicurezza della Torre e impedire gli attacchi di vandali e imbecilli ce l’abbiamo», interviene Guarisco, dando voce al disappunto suo e di tutti gli iscritti all’associazione di cui è presidente. Sono centoventi circa i cavalieri, tra capoluogo e provincia, impegnati in progetti vari ma sempre con uno sfondo di solidarietà sociale.
«Anni fa – chiarisce – avevamo presentato una proposta per realizzare una cancellata in ferro che circondasse l’edificio, assicurandone la sicurezza. Ci eravamo anche resi disponibili a garantire il servizio di apertura e chiusura dei cancelli. Da parte nostra non chiediamo nessun compenso, se non la soddisfazione di tenere fede ai nostri ideali di servizio alla Patria».
Una proposta caduta nel dimenticatoio, forse perché, all’epoca, c’era già in discussione un altro progetto per una cancellata a scomparsa. Progetto faraonico e costoso, fortunatamente svanito nel nulla. E così, mentre nella lettera il Monumento spera che qualcuno si ricordi delle sue pietre. i cavalieri rimettono sul tavolo quel progetto di cancellata.

Franco Cavalleri

Nella foto:
Ecco come i writer hanno ridotto con dei recenti raid vandalici le pietre del Monumento ai Caduti di Como
 

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