L’inquinamento non dà tregua al Lario e Como ha già bruciato il “bonus” di 35 giorni concesso dalle normative europee.
Giovedì, ultimo dato disponibile, le concentrazioni di polveri sottili in città sono schizzate, nella centralina di rilevamento di viale Cattaneo, a quota 106 microgrammi, più del doppio della soglia limite, pari a 50 microgrammi per metro cubo d’aria. E, fatto ancor più grave, dall’inizio dell’anno i giorni in cui le Pm10 hanno superato nel capoluogo il limite dei 50 µg sono già 35, compreso il dato di giovedì.
Un “primato” che Como, secondo le analisi di Legambiente Lombardia, condivide con Mantova, anch’essa giunta a quota 35 giorni, mentre altri capoluoghi hanno fatto addirittura peggio, visto che il record spetta a Cremona con 46 giorni di superamento della soglia, seguita da Milano (43 giorni), Pavia (41), Brescia (38), Monza (36) e, appunto, Como e Mantova con 35 giorni.
Viste le conseguenze sulla salute dell’inquinamento – tanto è vero che l’Unione europea impone agli Stati membri il limite massimo di 35 giorni all’anno di Pm10 fuori controllo – Legambiente invita i lombardi a «spegnere le caldaie approfittando della primavera anticipata, riducendo così lo smog».
Giovedì, va ricordato, le polveri sottili superavano i limiti anche a Cantù (87 µg) e a Erba (54 microgrammi).

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